Oltre a qualità, tecnologia, innovazione ed efficienza, la competitività fiscale è un importante volano per la crescita e lo sviluppo e merita una riflessione articolata in quanto coinvolge fiscalità nazionale ed europea oltre che legalità. All’interno dell’UE è necessario un radicale cambiamento culturale, al di là di inopportune affermazioni sul rischio formale di perdita delle sovranità nazionali. Se, come oramai è ineluttabile con la moneta unica, l’obiettivo è la progressiva trasformazione dell’UE negli Stati Uniti d’Europa, la competitività interna richiede, come presupposto fondamentale, il mettere i privati e le aziende nelle stesse o almeno simili condizioni di partenza. Come fare quindi a garantire ai privati cittadini e alle aziende di essere competitors all’interno dell’UE e nel mondo? Un passo fondamentale è che tutti gli Stati membri raggiungano un costo fiscale simile. Cosa fare quindi in Italia? Ridurre progressivamente la pressione fiscale reinvestendo i ricavati della spending review e della lotta all’evasione fiscale, adeguandola progressivamente alla media europea. L'Ufficio Studi di Confcommercio sostiene che l'Italia registri il "record mondiale" nella pressione fiscale effettiva che si attesta al 55% del PIL.
Il nostro Paese, sottolinea Confcommercio, "supera anche molti paesi nordici, quelli dello Stato sociale funzionante. Si colloca sopra le medie europee e stacca di cinque punti percentuali assoluti la Germania (40,4%), di sette il Regno Unito (38,1%) di dodici la Spagna (32,9%), di quindici il Giappone (30,6%) e di quasi venti gli Stati Uniti (26,3%), anche se in questo caso non è quantificata la quota spettante alla spesa sanitaria che negli USA è per lo più privata L’elevata pressione fiscale effettiva dipende quindi dall'elevato livello delle aliquote legali che si sono rese necessarie nel tempo per i continui sprechi e costi eccessivi della “cosa pubblica” ma anche per l’elevato livello di sommerso economico.L'economia sommersa in Italia è stimata al 17,5% del PIL con imposte evase per 150-180 miliardi di euro. Per il 2008 "l'Italia presenta un tasso di sommerso più che doppio rispetto al Regno Unito (8,1%), tra cinque e sei volte quello francese (3,9%)". Quali, dunque, le ragioni di una così importante evasione fiscale (comunque non giustificabile) e quali i presupposti per una efficace lotta preventiva oltre che repressiva parallela alla “spending review”?In primis, il cittadino non ha una percezione adeguata e trasparente di dove finiscono le tasse che paga, se non all’interno del “buco nero” del debito pubblico; non tollera da anni una crescente pressione fiscale correlata ad una lenta e inefficiente macchina burocratica e giudiziaria, a vergognosi sprechi di denaro pubblico ed elevati costi di una politica poco trasparente; ancor peggio, ha la percezione di una fruizione di servizi pubblici scadenti (sanità, infrastrutture, istruzione). Se la percezione dei servizi pubblici arrivasse ai livelli positivi del Belgio, o l'efficienza e l'efficacia del sistema giudiziario si portasse sugli standard degli Stati Uniti, o ancora la pressione fiscale si riducesse ai livelli della Spagna, allora il tasso del sommerso viene stimato crollerebbe dall'attuale 17,5% al 12-13% e il prelievo fiscale scenderebbe di conseguenza (analisi Confcommercio).
Lo Stato deve incentivare l’emersione di questa “economia” con incentivi costanti nel tempo, come già fanno altri Stati dell’UE, e non legati a miopi contingenze. Un piccolo esempio paradossale è come mai sia stata aumentata la detrazione “una tantum” al 50% per la ristrutturazione dell’abitazione mentre non è stata considerata una detrazione fiscale continua delle spese di mantenimento strutturale della medesima abitazione, incentivando così il privato ad esigere fatture “complete” senza beneficiare di piccoli “sconti” immediati anche se comunque, allo stato attuale, allettanti. Perché non è possibile detrarre totalmente le spese sostenute per una badante o più semplicemente per una collaboratrice domestica? E così, andando avanti, sono molti gli esempi che porterebbero all’emersione del “nero” dove la riduzione delle imposte dovute in virtù degli sgravi fiscali sarebbe largamente ricompensata dalla riscossione della tassazione “legale ed equa” di più soggetti. Parimenti, se il livello di efficacia del sistema giudiziario fosse più alto, è verosimile che il tasso di evasione crollerebbe al 12,2%, l'imposta recuperata e distribuita ai contribuenti in regola sarebbe pari a 56 miliardi di euro, le aliquote legali su tutti i tributi potrebbero ridursi di quasi l'8%". Come riportato dai dati della Confcommercio, nell'ipotesi poi di una pressione fiscale che si riducesse del 17,3%, a livello spagnolo, il tasso di sommerso si ridurrebbe di 1,5 punti percentuali assoluti implicando un'emersione di imposta evasa pari a 16 miliardi di euro. Oltre alla lotta all’evasione fiscale e conseguente riduzione della pressione fiscale, la fiscalità unica europea ritengo debba essere un ulteriore approccio europeista inevitabile. Infatti, la fiscalità unica tra gli Stati consentirebbe di eliminare la "concorrenza fiscale sleale" e ad impedire che, attraverso trattamenti fiscali di favore, uno Stato membro possa attrarre investimenti a scapito di un altro: il valore aggiunto correlato alla diversa qualità dei servizi offerti e non una isolata bassa tassazione fiscale deve essere la base di competizione tra i singoli Stati membri. In conclusione, anche se c’è molta teoria alla base di quanto riportato, ritengo sia fondamentale redigere un programma politico che preveda una serie di riforme istituzionali di crescita e sviluppo interno che consentano all’Italia di essere nuovamente attore protagonista in Europa e che spianino la strada a quell’unità politica europea così necessaria per rendere l’Europa stessa protagonista indiscussa dello scenario internazionale.
Bisogna perseguire il graduale perfezionamento dell’unità europea con la nascita effettiva degli “Stati Uniti d’Europa”, di una banca europea che gestisca di fatto l’euro e sia di controllo per tutti gli istituti di credito che operano sul territorio dell’UE. È necessario adottare progressivamente una fiscalità unica ed equa mettendo in campo politiche economiche omogenee e compatibili tra di loro. Bisogna dar vita, infine, ad una politica che punti, come obiettivo finale, sul livello di percezione del benessere dei cittadini piuttosto che su sterili calcoli statistico-finanziari avulsi dal contesto reale e sociale Questa, probabilmente, potrà essere la sfida dei programmi per le prossime elezioni.
Vincenzo Colucci





