Periodicamente esce la notizia che un qualche gruppo di donne – di solito casalinghe di mezza età – hanno dato vita ad un calendario con le loro foto senza veli. Lo scopo è, sempre, per beneficenza o per qualche altra buona causa. E, comunque, l'iniziativa gode di immenso successo. Gli inglesi ne fecero anche un film, tempo fa, intitolato “Calendar Girls”.
I calendari benefici delle casalinghe si sono andati ad aggiungere a quelli “classici”: delle top-model, dei maschioni sportivi, dei cuccioli, degli attori/cantanti, dei posti da favola. Ma ora tutti ci possiamo confezionare in perfetta autonomia, semplicemente con computer e stampante, il calendario personale. Con le foto del bimbo, del cane e/o del gatto, delle vacanze o di qualunque altra cosa che amiamo. Ed è una bella idea.
Qualunque cosa può finire su un calendario. Ma, la domanda è: ma chi se lo compra? Risposta: se li stampano, ci sarà un mercato. Che di sicuro non manca per le solite foto di donne discinte che saranno appesi, di preferenza, nelle cabine dei camionisti – credo, ma non solo. Le suddette donne discinte hanno poi la caratteristica di essere perfette. Non un filo di cellulite, neppure una minima rughetta. Niente di niente.
Noi ragazze moderne, però, sappiamo benissimo che le modelle in questione non sono davvero così, di natura. Noi ragazze moderne, infatti, sappiamo benissimo che esiste un programma da usare con il pc per ritoccare le foto che chiamasi Photoshop e che ci fa diventare bellissime. Una botta di autostima che dura qualche manciata di minuti, finché non si spegne il computer e ci si porta davanti allo specchio nel bagno di casa, dove il nostro vero aspetto risorge trionfante e ci riporta alla triste realtà, fatta di zampe di gallina e collo rugoso.
Dunque una donna qualsiasi con tutte le sue imperfezioni potrebbe senza alcuno sforzo candidarsi per il calendario Pirelli, quello delle top model, e forse, una volta ritoccata artificialmente, sarebbe anche meglio delle super belle. Sempre se ci si tiene a privilegiare l'aspetto fisico rispetto a tutto il resto. Cosa che, personalmente, non mi interessa.
Un po' miss da calendario lo sono stata anche io, in un certo senso. Mi è capitato una sola volta, nel lontano 1981, quando ero in un villaggio vacanze in Sicilia.
Quella sera c'era un mini concorso per le ragazze ospiti del villaggio. Lo sponsor era la Ciappazzi, un'azienda di acque minerali e bibite siciliana, che è diventata nota anche nel resto del Paese grazie alle vicende giudiziarie che la coinvolsero insieme alla Parmalat. Nel concorso ci fui trascinata dentro, controvoglia. Non ne volevo sapere.
Si sa come funziona. Le solite sfilate in costume da bagno fra due ali di turisti e poi la proclamazione di “Miss Ciappazzi”: io. Mi misero la fascia, fecero delle foto e mi regalarono delle bibite.
Una tristezza.





