Saluzzese - 15 novembre 2012, 18:27

Una serata da archeologi nelle tombe dei faraoni della necropoli tebana

L’egittologa Silvia Einaudi nella conviviale Rotary di Saluzzo

L'egittologa Silvia Einaudi e il presidente Rotary Saluzzo Civallero

L'egittologa Silvia Einaudi e il presidente Rotary Saluzzo Civallero

Emozioni da archeologo, nella serata conviviale del Rotary  di Saluzzo, tenutasi al circolo Interno 2, aperta dal presidente  Gianmario Civallero,  che ha condotto attraverso un viaggio, per parole e immagini, nell'antico Egitto “Alla scoperta della necropoli tebana di Luxor” . "Alla guida"  Silvia Einaudi, ricercatrice associata dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes a Parigi, laureata in Lettere, specializzata in Egittologia all’ l'Università di Torino. La studiosa che ha collaborato all'organizzazione di molte mostre, tra le quali Il cammino di Harwa (Brescia 1999) , La tomba di Harwa e il Museo Archeologico di Padova (Padova 2003) e L'enigma di Harwa ,  che ha tradotto monografie sull'antico Egitto ed ha fatto parte della Commissione per il rinnovo del Museo Egizio di Torino, ha portato gli intervenuti al suo tavolo di lavoro, l’interno delle tombe di faraoni e regine. “Ogni volta che torno in Egitto mi emoziono o  quando identifico un testo sulla parete o individuo un frammento a terra che completa la frase di un testo - ha detto - Un lavoro difficile, perché nel corso dei secoli,  delle dinastie, c’è stata un’evoluzione della grafia  egizia, passando dalla scrittura geroglifica al geroglifico corsivo o ierativo, introdotto per semplificare il modo di scrivere, arrivando al demotico, la forma più popolare, molto simile all’arabo e molto lontana  dai segni da cui si è partiti”. L’egittologa  ha poi parlato della necropoli tebana, una delle più grandi al mondo, che sorge sulle rive occidentali della città di Luxor ( l’antica Tebe capitale d’Egitto nel Medio Regno) dal 1550 a.c, secondo lo schema che relegava al regno dei morti l’Occidente e la sfera del mondo orientale ai vivi. La necropoli è suddivisa in tre zone, tra cui la valle dei re e quella delle regine, vicina al Monte el-Qurn,  "la Cima".  Sono 64 le tombe dei faraoni ad oggi ritrovate, tombe  scavate nelle montagne rocciose, che si sviluppano attraverso una serie di locali, camere, corridoi, per arrivare  alla camera sepolcrale vera e propria. L’ingresso di questi complessi era mascherato per evitare la violazione, di cui per secoli sono state oggetti.

Nelle immagini, la bellezza di queste tombe, quella di Sethi I con soffitto a soggetto astronomico, di Nefertari, il cui ciclo pittorico è uno dei più completi e significativi, scoperta nel 1904 dall'egittologo italiano Schiapparelli. Sulla stessa riva, “Deir El Medina” il villaggio degli artifici delle tombe dei re, un insediamento dalla cui pianta delle abitazioni, si può leggere il costume e la vita degli abitanti. Era abitato dagli artigiani e architetti che lavoravano per tutta la settimana ( composta da 10 giorni)  alle tombe faraoniche – ha continuato Silvia Einaudi - e nei giorni liberi, si dedicavano alla decorazione delle loro tombe. “Una di queste è quella dell’architetto Ka, sempre scoperta da Schiapparelli, che si trova ora al museo egizio di  Torino con tutto il corredo funerario”. Nella  necropoli di Assasif , sempre nella necropoli tebana, si trovano le più grandi tombe funerarie d’Egitto, come quella di Petamenofi, oltre 200 stanze, 4 livelli sotterranei. La ricercatrice ha lavorato in questi scavi, allo studio dei geroglifici della tomba di Patabasa e di Harva “Tombe che rimasero nell’oblio dalla fine della fase gloriosa di Tebe a metà dell’800 quando iniziano i lavori di ricerca archeologica che le portarono alla luce. Sono tombe popolate da colonie di pipistrelli, che hanno ricoperto di escrementi le pareti e dove è impossibile lavorare senza maschera, per l’asfissiante odore di ammoniaca- ha riferito mostrando l’istantanea, scattata all’interno dei ricercatori al lavoro, lei compresa, con le maschere sul viso.

Non mancano molte tombe da scoprire – ha concluso la ricercatrice - Tra queste  manca all’appello quella di Amenofi I, a cui sta lavorando da anni, per ora senza esito, una spedizione di ricerca polacca”. 

V.B.

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