Saluzzese - 26 dicembre 2012, 08:35

Consegnata a Saluzzo la medaglia d’oro a Giuseppe Bonatesta per i 60 anni di toga

Nel suo discorso, oltre ai ricordi, la sottolineatura dei caratteri senza tempo della professione: autonomia, probità, lealtà, indipendenza.

Mario Napoli, Enrico Merli e Giuseppe Bonatesta (foto Trucco)

Mario Napoli, Enrico Merli e Giuseppe Bonatesta (foto Trucco)

Platea numerosa di avvocati saluzzesi e degli Ordini vicini per festeggiare il decano Giuseppe Bonatesta, classe 1924, che ha ricevuto, (il primo consegnato dall’Albo Forense saluzzese, presieduto dal figlio Maurizio Bonatesta) il riconoscimento per il 60° anno di toga. La cerimonia è avvenuta nel refettorio del Convento di San Giovanni, venerdì sera, al termine del  convegno di aggiornamento in materia deontologica ed ordinamentale. Presenti anche i Presidenti degli Ordini vicini: Alfredo Merlo di Pinerolo, l’avvocato Claudio Streri  di Cuneo e l’avvocato Piero Jemina di Mondovì,

L’'onorificenza, una medaglia d'oro, è stata conferita dalle mani dell’avvocato Mario Napoli (Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Torino e attuale Presidente dell'Unione Regionale degli Ordini Forensi del Piemonte e Valle d'Aosta) ed Enrico Merli (già Presidente dell'Ordine Avvocati di Tortona ed ora Consigliere Nazionale Forense, in rappresentanza degli Ordini Forensi del Distretto della Corte d'Appello di Torino).

Toccanti le parole del "festeggiato" a conclusione della cerimonia, che hanno  ripreso il tema dell' evoluzione della professione forense dalla "vecchia" alla "nuova toga", visto dall'alto di un'esperienza che va dall'immediato dopo-guerra (conseguì l’abilitazione professionale nel 1952 ) ai giorni nostri, colorito da profondi spunti di esperienza personale, a partire dal ricordo della prigionia subita (fu catturato dall'esercito tedesco e deportato in un campo di lavoro forzato di Kirkmoser, nei pressi di Brandeburgo. La sua prigionia durò sino al 1945, quando riuscì a fuggire in modo rocambolesco dal lager) sino a quello della figura di numerosi valenti avvocati già suoi "maestri" con cui collaborò. Tra questi  il Senatore Spartaco Beltrand e l’avvocato Faustino Dalmazzo di Cuneo, l'avvocato Fulvio Croce  di Torino, eroicamente trucidato dalle B.R. nel 1977), oltre  ai colleghi suoi coetanei ed ormai già scomparsi che condivisero con lui gli oneri, ma anche l'orgoglio di una nobile ed antica professione. Nel suo discorso Giuseppe Bonatesta, non ha dimenticato  i giovani che si affacciano in questi anni al mondo dell'avvocatura, cui,  al di là di ogni evoluzione dei tempi e dei modi di esercizio della professione forense,  ha ribadito estrema attualità dei principi di autonomia, lealtà, probità, indipendenza da ogni pressione e/o potere - economico e non - che devono caratterizzare il lavoro e la figura dell'avvocato di ieri come quello di oggi, quale baluardo sicuro 

v.b.

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