Riportiamo in forma integrale l'articolo dello Spiffero (www.lospiffero.com ) che spiega in modo dettagliato la vicenda che vedrà piano piano la privatizzazione delle case di cura.
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In gergo si chiama “contracting-out” e consiste nell’affidamento, mediante gara a soggetti privati o del cosiddetto terzo settore, di servizi finora interamente a carico dell’ente pubblico. Nella fattispecie si tratta di passare a imprese e cooperative la gestione delle strutture residenziali (Rsa) di proprietà delle aziende sanitarie locali: case di cura per anziani e non autosufficienti, ricoveri di lunga degenza, ospizi. Lo propone l’assessore Paolo Monferino che nell’ultima seduta di giunta di giovedì pomeriggio, nella quasi disattenzione generale della politica, distratta dalle incombenti elezioni, ha stilato le «linee di indirizzo, vincolanti e basate sui criteri di efficacia ed efficienza, che devono portare le Asl alla predisposizione di un progetto che evidenzi le risorse liberate». Secondo la Regione nulla cambierà per i cittadini che, anzi a regime potranno beneficiare su un incremento di posti letto, ma soprattutto l’operazione consentirà alle casse di piazza Castello risparmi fino a 15 milioni di euro l’anno. Un piano che trova nettamente contraria chi ha preceduto Monferino sulla poltrona di corso Regina Margherita, che parla senza mezzi termini di “svendita” del patrimonio pubblico.
Per Eleonora Artesio, oggi capogruppo della Federazione della Sinistra a Palazzo Lascaris, il provvedimento è «la prima prova del fondo immobiliare sanitarie». Sebbene la Regione ribadisca che la funzione istituzionale dell’assistenza alle persone rimane in capo alle Asl - «nemmeno l’onnipotente Monferino può ancora cambiare le leggi nazionali sui livelli essenziali di assistenza (Lea) e negare i compiti di cura» - non convincono le modalità di questa riorganizzazione. «Finora – spiega l’ex assessore della giunta Bresso - le strutture di proprietà delle Asl operavano in regime misto (ad esempio direzione sanitaria e funzione medica in capo alle Asl e funzioni infermieristiche; oss e alberghiere appaltate) o in global service (proprietà delle Asl e appalto esterno sia delle funzioni alberghiere sia assistenziali). Con il nuovo regime si profilerebbe una concessione patrimoniale congiunta all’affidamento gestionale, ovvero i vincitori delle gare diventerebbero anche concessionari del patrimonio (per quanto tempo?), in cambio la Regione e le Asl riscuoterebbero canoni di locazione (in quali tempi?), riconvertirebbero competenze professionali, pagherebbero i costi dei servizi appaltati in base alla quota sanitaria dovuta dai Lea».
Il modello di “esternalizzazione” che sembra ricalcare le esperienze fatte nella vicina Lombardia, proprio nel momento in cui pare ne stiano rivedendo l’impianto, preoccupa perché si rivolge a quel mondo – privato e privato sociale – che da mesi lamenta le inadempienze nei pagamenti da parte degli enti pubblici. «Partecipare a gare suddette di concessione-gestione significa anche anticipare i capitali – continua Artesio -, operazione particolarmente complicata viste le difficoltà denunciate dagli interessati. Si potrebbe prefigurare l’opposto di quanto la Giunta dichiara: non già lo sviluppo locale della sussidiarietà tra pubblico e privato sociale, bensì la colonizzazione da parte di soggetti esterni, economicamente più potenti, sul sistema socio sanitario piemontese».
Ma se l’opposizione della Artesio potrebbe avere fondamenti “ideologici”, anche esponenti più “pragmatici” non lesinano critiche. Di comportamento schizofrenico parla il democratico Mauro Laus, peraltro non pregiudizialmente contrario alle esternalizzazioni: «Mentre le case di riposo del privato convenzionato si accingono a far saltare le convenzioni con le Asl e a mettere sul conto dei pazienti le rette, a causa dei ritardi nei pagamenti delle quote regionali, l’assessore Monferino offre nuove opportunità di lavoro agli stessi operatori, proponendo loro di accollarsi parte della gestione delle Rsa. Insomma, per le aziende del terzo settore, già strozzate dai mancati incassi, si profilano all’orizzonte altri contratti con la pubblica amministrazione-colabrodo targata centrodestra, la stessa che non paga i fornitori, non ha ancora rinnovato gli accordi in forza dei quali potrebbe blindare le convenzioni e che fatalmente non saprà gestire l’ulteriore esternalizzazione».




