Ciao Direttore Mario Bonino,
da tempo volevo condividere con te alcune considerazioni su Anna e la scuola che frequenta. E' vero che sarebbe più bello ed interessante parlarne davanti ad un buon caffè, ma è anche vero che i tempi di questa vita così frenetica ci porterebbero a "chissà quando", per cui ho pensato di scriverti senza ovviamente escludere qualsiasi altro possibile e gradito incontro.
E' davvero volato il tempo da quando ti ho scritto una mail per chiederti informazioni sulla scuola di agraria. Era la primavera del 2009. A settembre 2010 Anna ha iniziato la classe prima. Ricordo che la tua presentazione è stata davvero entusiasmante. Anna non ha avuto più alcun dubbio: quella sarebbe stata la sua scuola!
Ricordo ad esempio molto bene che tu hai detto che in quella scuola, per chi lo voleva, c'era la possibilità di lavorare, imparare e studiare molto. Allora avevo un'idea un po' distorta e pensavo che, essendo un professionale, il livello fosse molto basso e questo mi preoccupava. Durante il primo anno e parte del secondo Anna, in piena crisi adolescenziale, ha vissuto la scuola con grande leggerezza; ha studiato poco e ha fatto tante public relations.
Con l'inizio del terzo anno le cose sono cambiate molto. I motivi? Non saprei dire: forse la consapevolezza dell'esame, un inizio di maturità, la chiarezza sul fatto che non le sarebbe stato concesso di proseguire gli studi con risultati appena sufficienti. Il fatto è che lei è migliorata moltissimo e di conseguenza anche i risultati che hanno portato gratificazione e quindi voglia di fare sempre meglio.
A questo punto entrano in gioco i professori, o almeno la maggioranza di loro. Hanno saputo, e sanno tutt'ora, motivarla e invogliarla molto. In questo momento Anna, a parte qualche giornata in fiera a servizio dei suoi adorati bovini o qualche domenica a spasso con il cavallo, non fa che studiare, ripetere a voce alta, riportare appunti, cercare approfondimenti su Internet. E io ho dovuto ricredermi. Non è affatto vero che una scuola professionale offre poca cultura. Anche alla scuola di agraria è possibile imparare, crescere e maturare. Anna non è più la stessa. Ha migliorato molto il suo linguaggio, dimostra di avere padronanza con le varie materie e soprattutto ha un grande interesse per ciò che il mondo le potrà offrire dopo questo percorso: parla di esperienze all'estero, di università e non solo.
Perché ho voluto raccontarti tutto questo? Intanto per ringraziarti e ringraziare gli insegnanti per l'esperienza positiva che state offrendo ad Anna. Ma c'è un altro motivo: l'opinione pubblica non ha una bella impressione della vostra scuola, così come meriterebbe, e questo mi spiace molto. E' vero che fa molto più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce e la gente, si sa, è bravissima a riportare le esperienze negative e a tacere quelle positive. Credo però che dovrebbe esserci un maggior impegno nella presentazione di ciò che sapete fare.
Qualche settimana fa mio fratello Silvio e sua moglie Claudia sono venuti in visita alla scuola. Simone, mio nipote, inizierà la prima a settembre, ma la sua decisione non è stata dettata da quell'incontro che, al contrario, ha molto deluso. Simone è un innamorato dell'agraria e si sarebbe iscritto comunque. Peccato che alcuni suoi amici, meno determinati, dopo quell'incontro hanno scelto il Cnos o i Salesiani.
Viviamo in un momento in cui anche la scuola ha bisogno di "clienti". Detesto chi vende fumo, ma se abbiamo del buon arrosto perché non dirlo? Il rischio è che passi l'idea che a Cussanio non c'è disciplina per cui i ragazzi fanno ciò che vogliono, chi vuole studiare è comunque disturbato dal resto della classe e alla fine, in ogni caso, è facile strappare la promozione. Ora so che NON è così ma è necessario trovare il modo per farlo sapere. Sono stata prolissa? Scusami e grazie per l'attenzione.
Ornella




