Attualità - 16 maggio 2014, 16:33

Una bella lezione per tutti l'assoluzione con formula piena della signora di Cuneo accusata di essere una falsa cieca

E' quanto dichiara Marco Bongi, presidente dell'Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti

Immagine di repertorio

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“L'assoluzione con formula piena disposta dal Tribunale di Cuneo nei confronti di una singora cieca residente in un paese della Granda rappresenta senza dubbio una bella lezione per certi media e certi salotti forcaioli che regolarmente condannano a prescindere le persone disabili. Allo stesso tempo questa sentenza contribuirà solo in minima parte a far dimenticare i disagi patiti dalla Signora dal 2012 ad oggi: sospensione dell'indennità di accompagnamento e difficoltà a trovare assistenza perché considerata una truffatrice”.

E' quanto afferma Marco Bongi, presidente APRI ONLUS (Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti), in merito alla conclusione dell'iter processuale nei confronti di una signora frettolosamente definita “falsa cieca” da inquirenti, media ed opinione pubblica. “Sempre più spesso – aggiunge Marco Bongi – assistiamo ad una vergognosa gogna pubblica nei confronti delle persone disabili la cui unica colpa è quella di poter contare ancora su di un residuo visivo oppure quella di condurre una vita più autonoma possibile sviluppando gli altri sensi.

Ricordiamo, anche in vista di casi simili in futuro, che il termine legale 'cieco' non corrisponde al significato comune della parola. Del resto anche in molti altri casi il diritto si esprime tecnicamente in modo parzialmente diverso dal linguaggio della strada. Coloro che conservano un minimo visus, ma hanno un campo visivo ristrettissimo, al di sotto del 3%, sono considerati legalmente ciechi perché, pur godendo, sul piano puramente fisico, di una situazione leggermente migliore dei ciechi assoluti, devono invece soffrire, in ambito psicologico, uno stress enormemente più grave. Si tratta infatti di malattie degenerative ingravescenti e chi ne è colpito vive spesso uno stato depressivo assai più profondo di chi è giunto alla completa oscurità.
 Queste persone, ad esempio, hanno dovuto forzatamente rinunciare al proprio lavoro e non hanno mai avuto accesso alla formazione professionale dei ciechi congeniti in senso stretto”.

rg

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