Evitare il ricorso a esami e trattamenti inutili: potrebbe essere riassunto in questa semplice frase l’obiettivo della campagna Choosing Wisely, letteralmente «scegliere con saggezza», lanciata dall’altra parte dell’Oceano con lo scopo di ridurre l’eccesso di esami e l’ipermedicalizzazione di diverse condizioni che non sono così gravi, ma possono essere affrontate con maggior tranquillità. L’iniziativa è stata voluta dell’American Board of Internal Medicine Foundation e ha coinvolto diverse società scientifiche d’oltreoceano che hanno dato il loro contributo (si può consultare la pagina del sito www.abimfoundation.org/Initiatives/Choosing-Wisely).
La raccomandazione mira a medici e pazienti, che dovrebbero avere un rapporto più chiaro senza seguire "mode" scientifiche. Molti test, infatti, possono essere necessari, ma solo in casi selezionati. Invece a volte si esagera, nell’ambito di quella che gli studiosi chiamano medicina “difensiva”, con overdose di test fatti sui pazienti soprattutto per proteggersi da eventuali problemi legali. Anche in Italia sta prendendo piede questa filosofia, sotto il nome di Slow Medicine: il motto è «fare di più non significa fare meglio» e sono già state definite e pubblicate sette liste di comportamento, disponibili sul sito www.slowmedicine.it. Attenzione però: non si deve cadere nell’errore di considerare questo approccio soltanto un modo per risparmiare. Secondo Antonio Bonaldi, presidente di Slow Medicine, «in Italia il rapporto tra risultati clinici e spesa pro capite per la salute è uno dei migliori a livello internazionale ed è nettamente più favorevole rispetto a quello statunitense. Il problema, dunque, non è tagliare i costi, ma preservare la salute».
La conferenza medica è a ingresso libero e gratuito.





