Quello che comincerà sabato 7 febbraio con la tradizionale giornata presso gli impianti sportivi sarà il primo Carnevale che Rifreddo vivrà senza poter più contare sulla propria Pro Loco. Perlomeno quella che negli ultimi 9 anni è stata guidata dall’inossidabile Celestino Rolando, suo sanguigno presidente.
Dopo averle annunciate dal palco – di fronte all’apparente indifferenza del primo cittadino - la sera dell’Epifania, tutto il gruppo si appresta ora a mettere nero su bianco le proprie dimissioni, non prima di aver spiegato che sono altre e non la voglia di fare le cose venute meno negli ultimi mesi. E nemmeno prima di aver incassato dal Comune il saldo del contributo relativo al 2014 che basterà, ed avanzerà anche, per sanare qualche piccola pendenza ed andarsene a testa alta, senza debiti e con le casse dell’Associazione in attivo. Magari piccolo, ma pur sempre in attivo. E scusate se è poco.
Le cose, laddove per “cose” si abbiano ad intendere i rapporti con il sindaco Cesare Cavallo, si erano incrinati da tempo. Da quando insomma – stando alla Pro Loco – il Comune aveva abbandonato a se stesso il proprio massimo Ente organizzatore nella vicenda che vedeva entrambi citati in giudizio per danni da una donna caduta il giorno della Patronale del 2009 perché inciampata nei cavi del luna park presente sulle piazze del paese. Un giudizio che vide entrambi soccombere e che comportò, per le casse della Pro Loco, un esborso di 5mila euro (la parcella del legale), ovviamente strappati a viva forza dall’organizzazione degli eventi rifreddesi.
Superato, ma non dimenticato, quel momento d’impasse istituzionale e tanti altri piccoli episodi che hanno costellato questi anni di convivenza forzata, lo scorso Natale ci hanno pensato le luminarie di Natale a buttare nuova benzina sul fuoco. Con la Pro Loco con le casse vuote (nonostante la promessa di accredito di gran parte del saldo del contributo comunale entro la metà di ottobre, poi non avvenuto prima di metà dicembre) che non può farsi carico dell’acquisto e dell’installazione di nuove catenarie (lo faranno dei provati cittadini ed il sindaco parlerà di loro con molta enfasi) e si ritrova con indosso l’immeritata etichetta (di comodo, ancora una volta con il sindaco silente) di chi non ha più voglia di impegnarsi.
Tanto basta per andarsene. Magari anche senza salutare. Sarebbe davvero il minimo.




