“Non è da me arrendermi, ma la resa si impone quando sull’altra parte della barricata il nemico ha un nome che lo rende imbattibile: indifferenza”. Stanno tutte qui, in una riga e mezza, le motivazione con le quali Fabrizio Bessone ha motivato le sue dimissioni da consigliere comunale, protocollate in Comune nella mattinata di martedì 21 aprile scorso.
Lunedì 27 aprile c’è Consiglio Comunale, nel piccolo e rissoso centro dell’Alta Valle Po. Fabrizio Bessone - 5 anni da assessore nell’amministrazione guidata dal suocero Piero Reverdito e 4 da capogruppo dell’opposizione, sconfitto alle elezioni della primavera del 2011 - non ci sarà.
Più volte tesa all’inverosimile, la corda dei (non) rapporti con il sindaco Aldo Perotti si è definitivamente strappata nei giorni scorsi, con Crissolo atteso da una nuova stagione turistica ancora tutta da scoprire ed ancor più da organizzare.
“Una decisione sofferta la mia, giunta al termine di un lungo e sofferto travaglio, che non vorrei venisse interpretata o – peggio ancora – scambiata per una mancanza di rispetto nei confronti di chi, in tutti noi, ha avuto fiducia, concedendoci il proprio voto. Perché essa rappresenta invece l’esatto opposto: un gesto di chiarezza, di correttezza nei confronti di tutti i nostri elettori, che ringrazio, ai quali vorrei spiegare i motivi dell’abbandono del mio ‘inutile posto’. Penso che in un paese piccolo come Crissolo non dovrebbero esistere e opposizione – scrive Bessone nella sue lettera -, ma che tutti dovremmo essere chiamati a fare quanto umanamente possibile per rendere sempre migliore il nostro splendido paese. Basta girare lo sguardo a Comuni a noi vicini, dove l’intero Consiglio dialoga, condivide e risolve problemi senza che la “bandiera” faccia la differenza, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.
Per fugare ogni dubbio su chi possa essere il “padre” di quell’indifferenza cui fa cenno in un tratto della sua lettera– il sindaco Aldo Perotti –, Bessone mette al centro del suo mirino proprio il primo cittadino: “A dimostrazione di quanto spiegato, a suo tempo (mesi e mesi prima delle ultime elezioni) avevo cercato il dialogo con te, sindaco, per evitare di ‘spaccare’ nuovamente il paese, ma tu, senza neppure accettare il confronto, hai preferito proseguire da solo, ignorando me ed il mio gruppo, senza considerare che ‘uniti’ avremmo probabilmente fatto il bene del paese. Il mio gruppo ed io ci siamo messi più volte a disposizione di questa maggioranza al fine di trovare insieme la soluzione ai molti problemi che riguardano il nostro paese, ma col passare tempo, nonostante le nostre fossero proposte concrete, e nonostante i reiterati discorsi pubblici improntati alla collaborazione, ecco che esse non sono mai state seriamente prese in considerazione. Ogni qualvolta, in maniera propositiva, abbiamo cercato un incontro per un discutere, per sviluppare un idea o per un semplice confronto, abbiamo sempre battuto la testa contro il muro che si nascondeva dietro alle dichiarazioni di facciata con le quali – nella migliore delle ipotesi – tutto veniva sapientemente e scientemente rimandato al ‘dopo’. Un po’ come si fa con i bambini, per farli stare buoni. Un ‘dopo’ che, in questi anni, non è mai arrivato senza che i nostri intenti reali, venissero mai, e dico mai, valutati con la dovuta attenzione, prima di buttarli di cestino o lasciarli ammuffire nel dimenticatoio. Non ho la presunzione di pensare di avere in tasca la soluzione di tutti i problemi, ma un piccolo contributo alla loro risoluzione pensavo e penso tutt’ora sarei stato in grado di portarlo. Non sono stato accettato, non siamo stati accettati. Mi dispiace, non tanto per la mia persona, ma perché penso che fino a che si continuerà a trascurare il dialogo e il confronto (non solo con la minoranza, ma con il paese intero, del quale ci si ricorda soltanto nella campagna elettorale), Crissolo avrà sempre meno speranze di poter rialzare la testa e di tornare ad occupare quella dignità che sono sicuro invece meriti”.
A volte si cercano per ore le parole giuste per spiegare e giustificare un gesto. Poi si scopre che sarebbe bastata quella riga e mezza con la quale abbiamo aperto questo scritto. Quelle che parlano di quel nemico invisibile, strisciante ed imbattibile che è l’indifferenza.





