Studiando la storia sui libri e sugli appunti si corre il rischio di percepirla come distante, avulsa dal contesto geografico. Quando invece si scopre quanto un popolo ha influenzato la nostra terra e quante tracce ha lasciato intorno a noi , lo studio del passato si fa interessante e suscita curiosità.
I ragazzi della 2 D del Liceo Arimondi delle Scienze Applicate, grazie alla competenza della dottoressa Rosalba Belmondo, hanno potuto viaggiare nella storia dei Longobardi: osservare la lastra tombale del cosiddetto Venerabile Gudiris, realizzata in pietra calcarea e risalente al VII secolo, e leggere l’iscrizione e l’anatema che il lapicida vi ha inciso ha permesso agli studenti di individuare elementi tipici dell’arte longobarda, ma anche aspetti ascrivibili all’arte romana e ostrogota.
Un tuffo in un passato nel quale il Cuneese non era affatto regione marginale, come si era erroneamente creduto fino a pochi anni fa. La dottoressa Belmondo infatti ha mostrato agli allievi una delle poche fotografie che la Sopraintendenza ha diffuso della necropoli longobarda rinvenuta di recente a Sant’Albano Stura: un sito archeologico di straordinaria importanza, che ha conservato monili, ambre, armi costituenti preziosi corredi funerari.
Archeologi e antropologi dell’Università di Torino stanno ora studiando questi reperti, destinati ad arricchire di molto le pagine dei manuali di storia longobarda.
La lapide di Gudiris merita dunque le attenzioni dei Saviglianesi: in passato si era creduto, grazie ad una antica leggenda, che la pietra della lapide possedesse un effetto miracoloso e taumaturgico tanto da indurre i Saviglianesi a grattarne la lastra e a berne il materiale calcareo disciolto in acqua.
Oggi sorridiamo di queste dicerie con una certa superiorità; chissà, però, che la conoscenza del passato non possa davvero guarire tante storture della nostra moderna società…




