Sono state più di 990mila le pensioni erogate nel 2014 secondo lo studio effettuato dall'INPS e pubblicato negli scorsi giorni: un dato imponente, certo, ma che permette di evidenziare una decrescita annua dello 0,6%, un trend decrescente ormai tutt'altro che inaspettato.
I dati riportati dall'osservatorio fotografano senza ombra di dubbio la situazione di pesante instabilità che sta vivendo il nostro paese, con un importo mensile medio in crescita verso gli 825, 06 euro, ma con la percenuale di pensioni sotto i 750 euro ancora sopra il 60%.
Interessanti, come spesso accade, i rapporti tra Nord e Sud e tra uomini e donne.
Il 55% del totale delle pensioni sono state erogate nell'Italia Settentrionale, al top per quanto riguarda quelle di vecchiaia e per i superstiti, mentre il Meridione (che ha ricevuto il 24,7% delle pensioni totali), invece, è primatista nelle invalidità previdenziali e nelle assistenziali.
Il 68% delle pensioni di invalidità, e il 72,4% di quelle di inabilità erogate nel corso dello scorso anno sono state riservate a lavoratori maschi. Anche sul dato dell'età di pensionamento, in rapido aumento dal 2009 a oggi, maschi e femmine non si trovano "sulla stessa barca": 71 anni per i primi e 75,4 per le seconde.
Le percentuali, i numeri e i dati generali riportati su queso ultimo rapporto sono dichiaratamente frutto di due situazioni che, in rapporto al futuro anche immediato, non sembrano far ben sperare i lavoratori: l'esaurimento del collettivo per le pensioni di invalidità e l'inasprimento dei requisiti di accesso.





