Domenica 7 giugno presso la struttura polivalente di Montanera, si è tenuto l’ormai consueto saggio di fine anno della Scuola Intercomunale di Morozzo. A partire dalle 18.30 si sono esibiti i bimbi del Laboratorio di Musica Gioco.
Attraverso l’utilizzo del corpo e di alcuni strumenti hanno scoperto la musica e grazie alla loro insegnante, Anna Chiapello, hanno intrapreso il meraviglioso percorso in questo magico e nuovo mondo. Alle 20.30 è salito sul palco il Coro delle Voci Bianche, che ha saputo trasportare il pubblico anche in Africa con l’esecuzione di una ninna nanna e di un brano più movimentato di Aziza Brahim.
L’esibizione è proseguita con una collaborazione con l’Orchestra dei Piccoli, composta dai ragazzi che seguono da più di un anno un corso individuale di strumento. L’esibizione dell’Orchestra è stata notevolmente apprezzata dal pubblico, che ha richiesto a gran voce il bis.
A concludere la serata è stata l’Orchestra Instabile. L’organico è composto dagli studenti un po’più grandi della scuola. Il repertorio eseguito ha spaziato dal jazz a colonne sonore come “Pirati dei Caraibi”ed è stato di una complessità tecnica tale da mettere alla prova i suoi componenti. Gli allievi, i genitori e il Consiglio direttivo della Filarmonica Morozzese vogliono ringraziare di cuore Davide Borra, Efisia Brignogne, Anna Chiapello, Ivano Del Pozzo, Nicola Dho, Roberta Giusta, Stefano Goia e Gabriele Pelissero, insegnanti della Scuola Intercomunale di Morozzo, per il loro grande impegno e per la grande passione, nonché professionalità, con cui svolgono il loro lavoro.
La Scuola Intercomunale nasce da un’idea della Filarmonica Morozzese e vuole offrire, indipendentemente dall’età, un’occasione di avvicinarsi al mondo della musica e, per chi lo desidera, anche a quello bandistico: molti allievi sono già tra le fila della Filarmonica.
Tra i padri fondatori della Scuola c’era anche Luigi Vizio, scomparso improvvisamente quasi 4 mesi fa: il suo ricordo a fine serata è stata prova di come sia sempre vivo il suo ricordo e difficile da accettare il vuoto incolmabile che ha lasciato.





