Saluzzese - 09 luglio 2015, 21:42

Firme false, il Tar salva Chiamparino. Le opposizioni all'attacco: "Se è coerente deve dimettersi"

Giudicato ammissibile soltanto il ricorso sulla lista del Pd provinciale di Torino. Gianna Gancia (Lega): «Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano». Cinque Stelle: «Non c’è chiarezza, Chiamparino deve andarsene». Pichetto (Forza Italia): «E’ una sentenza “ad personam”»

Firme false, il Tar salva Chiamparino. Le opposizioni all'attacco: "Se è coerente deve dimettersi"

"Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano, diceva Giovanni Giolitti. In realtà, la sentenza è una mezza risposta che non chiude la partita e lascia Chiamparino sulla graticola, rimandando tutto a ottobre. Sotto giudizio rimane non una lista qualsiasi, ma quella del partito di Chiamparino, il Pd. Se il presidente è coerente con quanto ha continuato a ribadire, deve immediatamente dimettersi per liberare il Piemonte dalla palude dell’immobilismo". Gianna Gancia, presidente del gruppo Lega Nord in Consiglio regionale, è la prima a commentare il pronunciamento con cui il Tar del Piemonte nel tardo pomeriggio di oggi ha dichiarato inammissibili i ricorsi elettorali contro alcune delle liste che hanno sostenuto la candidatura di Sergio Chiamparino a presidente regionale.

In particolare, il ricorso è stato giudicato "ammissibile" (prossima udienza il 29 ottobre) soltanto per alcuni aspetti legati alla lista provinciale di Torino "Pd-Chiamparino presidente".

Per quel che riguarda la lista regionale "Chiamparino presidente", la lista provinciale di Cuneo "Pd-Chiamparino presidente" e la lista provinciale di Torino "Chiamparino per il Piemonte (Monviso)" il ricorso è stato ritenuto inammissibile per il "mancato superamento della prova di resistenza".

Per Chiamparino, la sentenza del Tar sancisce in modo “chiaro e ineluttabile” la legittimità della sua candidatura: "La mia elezione, quindi – ha detto Chiamparino – non è in dubbio". Sulla lista ancora sub-giudice, il presidente della Regione sposta l’attenzione sul Pd torinese sostenendo che il partito “dovrà gestire i problemi in modo da consentire di rispondere al mandato ricevuto”.

Un’affermazione sibillina, che lascia presagire la probabile resa dei conti in casa Pd, a Torino. Sul fronte delle opposizioni, anche il Movimento Cinque Stelle chiede le immediate dimissioni di Chiamparino, in quanto dal Tar non è arrivata quella piena chiarezza che lui stesso ha sempre auspicato per rimanere al governo del Piemonte: "Nonostante siano stati respinti i ricorsi sui listini – osservano i grillini – per la lista Pd a Cuneo e la lista Monviso resta sempre in piedi il possibile ricorso al Consiglio di Stato, che sovente ha ribaltato le decisioni del Tar del Piemonte".

Gilberto Pichetto, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale parla di “sentenza ad personam”: «In Italia – dichiara Pichetto – non conta cosa si fa, ma chi lo fa. Il procedere con la querela di falso sulla lista Pd dimostra che qualcosa di non chiaro c’è".

Sulla vicenda interviene anche il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, secondo cui la sentenza che salva Chiamparino è “uno schifo”: "Le firme false – si domanda Salvini -, se sono di sinistra, sono meno false?".

Sempre dagli ambienti leghisti, questa volta del Piemonte, non si escludono manifestazioni di piazza: "E’ chiaro – dice Gianna Ganciache con Cota e Chiamparino sono stati usati due pesi e due misure. Le firme false per Chiamparino ci sono, ma lui rimane al suo posto, mentre Cota per molto meno (perché la questione non riguardava direttamente né lui, né la Lega) ha dovuto lasciare".

r.g.

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