Attualità - 29 luglio 2015, 18:35

Accordo Italcementi-HeidelbergCement raggiunto: quale futuro per lo stabilimento di Borgo San Dalmazzo?

Nel 2009 aveva rischiato la chiusura. Oggi è attivo come sito di confezionamento, ma non di produzione

Accordo Italcementi-HeidelbergCement raggiunto: quale futuro per lo stabilimento di Borgo San Dalmazzo?

È datato 28 luglio il comunicato con cui Italcementi annuncia un accordo riguardante la compravendita della partecipazione detenuta da Italmobiliare, la finanziaria della famiglia bergamasca Pesenti, in Italcementi - pari al 45% del capitale della società alla tedesca Heidelbergcement. Insieme, si legge “danno vita al secondo gruppo mondiale in termini di capacità produttiva nel settore cemento, primo nel settore degli aggregati terzo nel calcestruzzo. Il nuovo gruppo potrà contare su una capacità produttiva totale di circa 200 milioni di tonnellate di cemento, 275 milioni di tonnellate di aggregati e 49 milioni di metri cubi di calcestruzzo, con un fatturato proforma 2014 di circa 16,8 miliardi di euro realizzato in oltre 60 Paesi presenti in 5 continenti”.

I tedeschi hanno rilevato la quota di controllo del 45% della famiglia Pesenti. L'operazione, una volta ottenute le autorizzazioni, dovrebbe essere realizzata nel corso del 2016.

Il colosso bergamasco ha, dagli anni ’50, uno stabilimento anche a Borgo San Dalmazzo. Fonte di lavoro per moltissimi borgarini a abitanti delle vallate fin dalla sua apertura, ha attraversato un momento di forte crisi nel 2009, iniziato con lo spegnimento dei forni il 22 dicembre 2008 : era il primo segnale di difficoltà, per i 97 dipendenti di allora. La vicenda è continuata con scioperi del personale davanti ai cancelli, proteste per sensibilizzare i cittadini, incontri con sindacati, amministrazioni locali e proprietà che si sono susseguiti per tutto l’anno.

Negli ultimi mesi del 2009, tra settembre e ottobre, i primi segnali di apertura, con la trasformazione dell’impianto in centro di macinazione di materiali provenienti dall’estero, con un numero ridotto di personale (30 - 40 dipendenti), con turni ridotti e alternanza di periodi lavorativi con periodi di cassaintegazione. Alcuni lavoratori erano stati trasferiti altri avevano avuto la pensione anticipata, altri avevano trovato un altro lavoro o richiesto il periodo di aspettativa, o erano stati reinseriti in altri settori dell’azienda. Quel che accadrà dal 2016, con l’inizio effettivo della collaborazione italo-tedesca per ora non è ancora noto, ma monitoreremo la situazione.

“Mi auguro che la vendita ai tedeschi non vada ad inficiare quelli che sono gli attuali piani aziendali a Borgo – ha commentato il sindaco Gian Paolo Beretta -, anzi auspico che vi possa essere una rivalutazione del sito e delle cave, sempre nell'ambito del settore, in modo tale da mantenere l'attuale organico o anche aumentarlo. L'amministrazione seguirà con attenzione tutte le varie fasi e dinamiche”.



Barbara Reghezza

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