Fossanese - 17 agosto 2015, 18:01

Narzole: Valerio Santi è il nuovo Priore della veneranda Confraternita dei Disciplinanti di San Rocco

Grande partecipazione alla cerimonia di investitura che si è svolta domenica 16 agosto

Narzole: Valerio Santi è il nuovo Priore della veneranda Confraternita dei Disciplinanti di San Rocco

La veneranda Confraternita dei Disciplinanti di San Rocco della comunità di Narzole ha il nuovo priore. Si tratta di Valerio Santi, che è stato nominato all’alta carica dignitaria nella giornata di domenica 16 agosto al termine della cerimonia di investitura, avvenuta nel corso della celebrazione eucaristica nella Chiesa del Santo patrono dei pellegrini, a cui è seguita la solenne processione. Ad officiare i Santi Misteri, don Angelo Carosso, parroco di Narzole.

La festa di San Rocco è intimamente legata a quella della Madonna Assunta, perché la Madonna è la regina dei santi e in ogni sua rappresentazione è al centro di tutte le esperienze di fede. San Rocco, che un giorno si mise in cammino per visitare i luoghi santi, scoprì, grazie allo Spirito Santo, che il vero luogo sacro da visitare e servire è la persona umana in cui Cristo vive. Da quel momento il Santo divenne alta espressione della carità che assiste e ama i fratelli nella prova della malattia. In quegli anni imperversava la peste e, dopo averla contratta di persona, Rocco si ritirò per aspettare la fine dei suoi giorni in un rifugio vicino a un fiume. Tuttavia, per il Signore la sua missione non era conclusa. Il cane che compare in tutte le rappresentazioni sacre di San Rocco, manifesta la provvidenza che ogni giorno non gli faceva mancare il pane fino a quando non avvenne la guarigione e la perfetta ricostituzione delle energie vitali”.

Con il Priore sono stati eletti anche il nuovo vice, Valerio Destefanis e le massare, Luisa Barroero e Maria Antonietta Manzo, rispettive consorti. Ricco di emozioni e denso di contenuti il discorso di Valerio Santi, che non si è, altresì, sottratto ad espressioni di viva riconoscenza per chi lo ha preceduto in questo delicato e importante ruolo.

Ringrazio la famiglia Gianfranco Saglietti che mi ha proposto al priorato di quest’anno, il signor Franco Olocco con la moglie Piera Ciravegna , fedeli depositari della tradizione della Confraternita e don Angelo, con cui così bene abbiamo interagito anche quest’anno per la festa di San Rocco. Perché quando si parla di San Rocco non si intende solo il borgo più antico di Narzole, non si intende solo la bella Chiesa, autentico gioiellino della dimora santa che ci ospita. Quando si parla di San Rocco, il pensiero non si ferma alla mitica figura umile e generosa del grande santo. Ma si estende il campo ad un’altra dimensione, che abbraccia il mito, quel mito che si rinnova di anno in anno, di stagione in stagione di vita.

Ecco allora che, nel momento solenne della celebrazione e non solo, quasi come per inerzia, il pensiero della devozione che ha accompagnato per tutto questo tempo intere generazioni, ci accompagna, ci fortifica e ci rende più uniti con noi stessi e con gli altri. E quindi, come non ricordare in questa sede e, nello specifico, la gente del borgo che ancora ho avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare, che rappresentavano così bene, nella loro spiccata, semplice umanità, un borgo ed il paese più autentico… quel Narzole formato dal cuore e dalla vicinanza di tanti, per citarne alcuni, che qui vicino abitavano e che ci han lasciati, ma non per sempre, quali: Bartolomeo Sarotto (Meo ‘u Sarutin), Benito, Giorgio Olivero, Giovanni e Costanzo Gagna, Giovanni Dellatorre (Vanni ‘u tulè). Tanta umile e brava gente con cui io, allora ragazzino nella casa di mia nonna, qui vicino, scambiavo le mie prime idee, imbastivo i miei primi discorsi. Gente vera di Narzole, ma prima ancora di San Rocco, dove l’umanità e la gioia erano di casa, nonostante i tempi duri già di allora; dove la solidarietà era presente e si poteva rintracciare soprattutto la sera, su quella piccola panca di legno che ogni famiglia portava con sé fuori, sul ciglio della strada per accomodarsi e discutere; dove la comunicazione aveva il volto sereno e compiaciuto di chi, in quel giorno, aveva svolto appieno il suo dovere ed ora riusciva a parlare con i vicini anche col silenzio; dove la vicinanza era reale e non si misurava a colpi più o meno vuoti di Smartphone o di “mi piace”… Senza voler fermare il progresso, il futuro, vorrei augurare di mantenere ben vive le parole, i gesti, i ricordi, la devozione al Santo che ci lega, tutte quelle scene rubate all’oblìo che sono l’unico condimento ed antidoto, nel nome di San Rocco, a certi falsi miti dell’era moderna, per aumentare, grazie a questo rinnovamento interiore, lo stato di coscienza e di comprensione, dare un senso a quel futuro ed un valore più alto alla nostra umanità”.

Alla fine, la lettura del tipico sonetto, composto dallo stesso Priore.

Tra bubbonica peste e le tormente,

tu, Rocco, vagavi a soccorrere la gente,

impavido, intrepido e silente,

come solo il cuore tuo sapeva,

mentre il tuo cane accarezzavi gentilmente.

Ricchezza tua rifiutasti, nobile, colà,

per sol cingerti di bastone e pannicello d’umiltà.

Tu, che di carità sei simbolo

e di solidarietà l’emblema,

solleva noi di questo tristo mondo,

guarisci ancora dalle tremende pene

di peste, ebola ed altri afflizi corporali;

ricoltiva in noi e nell’oggi la speranza

che la bontà troneggi sempre

su oscuri mali, superbia ed arroganza...”.

Valerio Santi si dedica con successo all’arte figurativa e scrittoria, è sposato e padre della giovane Federica, che frequenta con profitto il liceo artistico di Alba. Buon sangue non mente.

Si.Gu.

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