Ci risulta che dopo la pubblicazione del documento programmatorio emesso dal comitato esecutivo di Egato4 lo scorso 24 settembre e che indica come unica soluzione valida per la provincia di Cuneo l'affidamento della gestione del servizio idrico integrato in house a società interamente pubblica, i sostenitori della gestione mista si stiano organizzando per contestarlo.
Da un lato, con un ragionamento di imprenditoria privata, è comprensibile che EGEA, proprietaria del 100% di Tecnoedil e di quote del 45% e del 35% di Alpiacque ed Alse, tenti di difendere i suoi interessi: ciò dimostra unicamente il livello di guadagni che ricavano da quel settore.
Dall'altro lato è meno comprensibile che amministratori locali che pure hanno accettato quel documento, lavorino per minarlo.
Lo abbiamo appreso da una intervista rilasciata dal sindaco di Fossano, Davide Sordella ad un settimanale locale. Successivamente abbiamo avuto modo di leggere il documento che egli sta sottoponendo ai sindaci delle zone attualmente servite da queste aziende. Nel documento si afferma che sarebbe necessario suddividere la provincia in due o più sub-ambiti, sia nel periodo transitorio, di durata imprecisata, ma pare sensibilmente lunga, che nell'assetto finale indicato in un consorzio di imprese miste e pubbliche in grado di garantire le diverse “specificità territoriali”. In realtà lo scopo intrinseco è quello di consentire al suo territorio di mantenere una gestione mista, in pieno contrasto con quanto votato anche dai suoi concittadini nei referendum del 2011.
Sordella sa che non è così! Il suo vicesindaco Paglialonga che da lungo tempo siede in Conferenza d'Ambito, conosce a menadito le normative e sicuramente le ha correttamente trasmesse al sindaco. Nonostante questo Sordella continua a parlare di ingenti capitali portati dal socio privato che verrebbero improvvisamente a mancare. Egli come socio al 32% di Alpiacque è a conoscenza dei bilanci aziendali, anzi partecipa alla loro
redazione, perciò è perfettamente al corrente che il socio privato Tecnoedil-Egea non apporta alcun capitale ma si limita a prenderli in prestito dalle banche per poi ricaricarli sulle bollette degli utenti, come previsto dal vigente metodo tariffario.
In questa sua veste egli conosce anche il divario tra gli investimenti programmati nel piano d'ambito per l'area di competenza e quelli effettivamente realizzati e messi a bilancio da Alpiacque: come mai continua ad affermare che non vuole rinunciare a questa “buona gestione”?
Sa anche che questo, insieme ad un territorio meno “difficile” degli altri, ha consentito di tenere ad oggi le
tariffe più basse ma conosce a perfezione il fatto che dal 2017 le tariffe saranno finalmente uniche in tutta la provincia (un dovuto atto di giustizia economica) e che questo comporterà inevitabilmente, per la sua zona, un livellamento verso l'alto, indipendentemente da chi sarà il nuovo gestore.
Allora devono essere altri i motivi che guidano il suo operato: noi pensiamo che egli sia geloso di quella sua partecipazione maggioritaria che nel passato ha consentito (e può nuovamente consentirlo) di avere accesso al forziere di Alpiacque per esigenze economiche del suo comune. Non solo ma ha anche ben presente i vantaggi
ottenuti nei patti parasociali con i quali il comune di Fossano ha potuto godere di importanti apporti in opere e sponsorizzazioni. Non è assolutamente accettabile che tutto ciò avvenga in un settore come il SII che è fondamentale per la vita dei cittadini e che ad oggi viene pagato dagli stessi in modo lineare, senza tener conto delle effettiva capacità di produrre reddito.
Ancora meno comprensibile che i sindaci degli altri comuni soci, in primis Saluzzo e Savigliano, con partecipazioni societarie irrilevanti, consentano che i loro cittadini abbiano pagato (e possano continuare a pagare) per le esigenze del comune di Fossano e le necessità del socio privato che, se non sempre incassa dividendi, sempre fornisce prestazioni lautamente remunerate ad Alpiacque.
Perciò si sia almeno coerenti, non si parli di esigenza assoluta di unità a livello provinciale per poi negarla appena si adottano scelte che non sono le proprie. Soprattutto si eviti di parlare di libera concorrenza quando si pensa che il socio privato debba essere uno e solo uno ben preciso: ma la libera concorrenza non esige gare di appalto internazionali?
Lo scorso 2 luglio, nella Assemblea Generale dei Sindaci, con la giustificazione che si voleva mantenere unito il territorio senza creare insanabili divisioni, si è votato un documento che lasciava tre mesi di tempo per i lavori di un tavolo tecnico che fugasse i dubbi sulla fattibilità giuridica, economica e tecnica dell'azienda interamente pubblica. Il tavolo ha concluso questa prima fase di lavoro ed ha fornito risposte chiare e motivate
che hanno permesso l'adozione del documento programmatorio. Ora rimane più di un anno e mezzo a disposizione per attuarle entro la scadenza naturale del 31 luglio 2017.
Per questi motivi il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune sta nuovamente inviando a tutti i 250 sindaci della provincia, una lettera (http://www.tavoloassociazionicuneese.org/blog/2015/10/09/nuova-lettera-ai-sindaci/ )
nella quale si richiede il loro impegno a fianco dei cittadini perchè la delibera prevista per il 20 ottobre recepisca correttamente il loro voto in quell'Assemblea ed i contenuti documento programmatorio.
Parimenti, rivolge a tutti i cittadini l'invito ad essere presenti in quella sede, presso la sala Giolitti del Palazzo della Provincia a Cuneo, il giorno 20 ottobre 2015 alle ore 14,30.
Tutti insieme esprimeremo il nostro apprezzamento per quegli amministratori che hanno compiuto questa importante scelta di democrazia e cercheremo di evitare che altri la stravolgano.
Il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune





