Saluzzese - 21 ottobre 2015, 14:44

C’è anche l’ex presidente della CM Valle Po Raimondo Sacco fra i pretendenti alla presidenza del Parco del Monviso

Oltre a lui Sanfront esprime altri 2 candidati: il sindaco Meirone e la capogruppo di minoranza Rudari. Mentre Silvano Dovetta alza un fuoco di sbarramento e rivendica maggior considerazione per la Valle Varaita e magari uno scranno per sé

Raimondo Sacco

Raimondo Sacco

Sono addirittura 5, e potrebbero aumentare ancora di due o tre unità, i pretendenti alla poltrona più ambita e remunerata – quasi 12 mila euro, oltre alle spese di trasferta sostenute per la partecipazione alle sedute del Consiglio – del Parco Naturale del Monviso: quella da presidente.

Scaduti lunedì 12 ottobre i termini per la presentazione, il Presidente della Giunta Regionale Sergio Chiamparino sta attendendo eventuali ritardatari che abbiano deciso di ricorrere alle Poste Italiane  e poi nominerà il presidente - “d'intesa con la comunità delle aree” – un soggetto “di comprovata competenza e nel rispetto del criterio della rappresentatività territoriale”.

L'idea è insomma quella di agire di concerto. Se non fose possibile, deciderà il Governatore. Magari utilizando i consigli di Paolo Allemano.

I candidati, al momento, dicevamo, sono 5, tre dei quali con le radici ben affondate nel territorio del Comune di Sanfront: Emidio Meirone, 47 anni, titolare di un negozio di cartolibreria, una legislatura a fare apprendistato da vice al sindaco Roberto Moine, da un anno e mezzo ambizioso primo cittadino di Sanfront e da poco meno vicepresidente prima ed assessore poi dell’Unione Montana dei Comuni del Monviso; Annarosa Rudari, sanfrontese d’adozione ma originaria della provincia di Verona, 58 anni a luglio, insegnante di Scuola dell’infanzia, ex presidente del Consiglio Comunale di Sanfront, capace di ottenere la bellezza di 97 preferenze personali alle ultime Amministrative, corse fedelmente al fianco del sindaco uscente (e sconfitto) Roberto Moine; Raimondo Sacco, 76 anni compiuti il 15 maggio scorso, quaranta dei quali trascorsi ad occuparsi della cosa pubblica, del proprio paese e del territorio, prima come sindaco (20 anni) e poi come presidente della Comunità Montana della Valle Po: un galantuomo prestato alla politica, dal 1970 ad oggi, quasi ininterrottamente (se non fosse per il quinquennio 2004/2009 quando l’ex preside delle scuole medie del paese aveva incautamente tentato la fortuna Paesana); Sergio Beccio, 65 anni, designer in pensione ed ambientalista convinto, già presidente del tratto cuneese del Parco Fluviale del Po sconfitto alle amministrative di Paesana dall’attuale primo cittadino Mario Anselmo per soli 44 voti e Gianfranco Marengo, professore all’Istituto Agrario, dal 2004 al 2014 sindaco di Verzuolo a capo di una Lista Civica, uomo capace e che conosce la materia, ma ancor più in quota al centrosinistra che governa la Regione.

Se Beccio non gode certo del placet dei sindaci dell’Unione per via del suo passato a guidare il Parco del Po (“Lo chiamavano un po’ tutti il signor ‘no’” ci dice di lui un primo cittadino della Valle Po) al punto che qualcuno di loro sarebbe pronto ad eclatanti gesti di dissenso in caso di sua nomina, sulla persona di Meirone si è alzato nei giorni scorsi il fuoco di sbarramento dell’attuale commissario del Parco Silvano Dovetta, che – con indosso il fare tipico della “monia quàcia” - ha pubblicamente rivendicato maggiore considerazione per la Valle Varaita e (chissà?) magari un poltroncina per sé, dopo i roboanti annunci di fuoriuscita dalla scena politica nelle settimane successive alla sua assoluzione dalla ben nota vicenda giudiziaria.

Se ci si limitasse alla “comprovata competenza e nel rispetto del criterio della rappresentatività territoriale”, Sacco non avrebbe problemi a vincere a mani basse. Ma così non sarà e la partita è aperta: con le quotazioni di Meirone in lievissimo calo. Insieme con quelle di Beccio, forse mai lievitate sul serio.

R.G.

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