Attualità - 02 dicembre 2015, 10:00

Perché gli avvocati penalisti incrociano le braccia fino a venerdì 4 dicembre

“Chiediamo al Governo l'auspicata riforma del processo penale”

Perché gli avvocati penalisti incrociano le braccia fino a venerdì 4 dicembre

Fino a venerdì 4 dicembre anche gli avvocati penalisti del Foro di Cuneo incroceranno le braccia. L'astensione dalle udienze è stata indetta indetta a livello nazionale dalla dall'Unione delle Camere Penali Italiane con delibera dello scorso 3 novembre.

Le motivazioni che hanno dettato tale forte segnale di protesta, finalizzato a proclamare in maniera inequivoca il disagio dell’intera avvocatura, sono di estremo rilievo e di forte attualità, ce le spiega l'avvocato Dora Bissoni, Presidente della Sezione distaccata di Cuneo Camera Penale Vittorio Chiusano di Torino: “Riteniamo necessario intervenire a fronte della paventata realizzazione di riforme, attualmente già in discussione in Parlamento, che implicano l’immotivata contrazione dei principi costituzionalmente garantiti che regolano il processo penale. Fra queste la paventata modifica dell’art. 146 bis att. c.p.p. che comporta l’indiscriminata dilatazione dell’utilizzo del cosiddetto “processo a distanza”, per cui all’imputato detenuto è inibito di partecipare al proprio processo, se non tramite videoconferenza. Ne deriverebbe nel nome del risparmio, un’immotivata e grave contrazione dei principi che regolano un processo democratico, con drastiche conseguenze in ordine al pieno esercizio di difesa”.

I penalisti italiani si battono anche perché, continua l'avvocato Bissoni, “nel rispetto della Legge, si intervenga al fine di evitare la spettacolarizzazione dei processi e l’alimentazione dei circuiti mediatici che finiscono per consegnare all’opinione pubblica giudizi preconfezionati, attraverso l’esibizione e la gogna degli arrestati e la diffusione dei materiali di indagine, prima ed al di fuori di qualsivoglia controllo processuale” e richiedono a gran voce, che il Governo adotti l’auspicata riforma del processo penale “anche procedendo, seriamente, ad una razionale – e concreta - depenalizzazione, senza destituire di valore giuridico il sistema delle impugnazioni e l’istituto della prescrizione. Che, in realtà, si rivela uno dei pochi mezzi effettivi per controllare l’irragionevole e sproporzionata durata del processo che, negli anni, ha portato l’Italia ad essere tra gli stati più sanzionati a livello Europeo.

Ma non solo. “E' ormai indifferibile una seria e radicale riforma del CSM, e operare un profondo riassetto ordinamentale che preveda una separazione della carriera del giudice da quella dei magistrati requirenti quale inderogabile presupposto della sua Terzietà” e di razionalizzare e meglio dislocare le risorse “al fine di rimediare con urgenza alle situazioni di collasso degli Uffici Giudiziari nei quali la mancanza dei minimi supporti organizzativi e materiali finisce con il costituire un gravissimo danno nei confronti di tutti i cittadini ed un inammissibile vulnus allo stesso diritto di difesa ed alla dignità della funzione difensiva” .


Monica Bruna

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