Cuneo e valli - 06 dicembre 2015, 08:14

Integrazione tra Oriente e Occidente - Dustur

Può un piccolo gruppo di detenuti dare qualche lezione di civiltà a noi che (s)fortunatamente non lo siamo? Secondo la giuria dell'ultimo Torino Film Festival, sì

Integrazione tra Oriente e Occidente - Dustur

Dustur” è un film-documentario italiano del 2015, realizzato dal regista Marco Santarelli.

Ambientato all'interno del carcere bolognese “Dozza”, riprende un progetto organizzato da insegnanti e operatori volontari del carcere stesso in cui si cerca di coniugare (con una serie di incontri e confronti) la fede musulmana di alcuni detenuti con le regole scritte all'interno della Costituzione Italiana (“Dustur”, appunto, significa “Costituzione” in lingua araba); i caratteri sono molti ma i principali sono Ignazio, religioso che ha vissuto molto tempo in Medio Oriente, Yassine, mediatore culturale, e Samad, ex-detenuto ancora senza il foglio di fine pena.

E' caduta, potremmo dire, “a fagiolo” la presentazione ufficiale di “Dustur” come parte del cartellone dell'ultimo Torino Film Festival (tenutosi soltanto qualche giorno fa), all'interno della sezione dedicata ai “docu-film”. Certo nessuno poteva prevederlo, ma... una pellicola che parla di integrazione culturale e religiosa tra Occidente e Oriente uscita subito dopo gli attacchi di Parigi?

A volte l'Universo ha davvero un peculiare senso dell'umorismo.

Sì, lo so. Degli attacchi di Parigi ho già parlato. Non lo farò ancora (non direttamente almeno): credo però sia a questo punto tempo di mettere da parte paura e dolore e provare a concentrarsi un po' sulla loro risonanza.

Non so se avete notato, ma per l'occasione si sono riproposte (anche nella nostra provincia, e su TargatoCn ci sono un paio di lettere a comprovarlo) tutte le polemiche sulla rimozione del Crocifisso dalle scuole e sulla possibile abolizione delle feste natalizie in quanto “disturberebbero le famiglie dei bambini non cristiane, con tutte le prese di posizione “pro”, “contro” e “per” del caso.

Il solito minestrone socialmediatico, insomma. Un po' di chiarezza prima di tutto, che ne dite? La scuola, come istituzione pubblica, è laica, proprio come lo stato in cui viviamo.

E' necessario capire che questa non è un'opinione, è scritto nella nostra Costituzione (c'è anche scritto, direte voi, che l'Italia ripudia la Guerra, ma in Iraq ci siamo andati lo stesso. E sinceramente qui non so come ribattere). Non dovrebbe esserci alcun simbolo religioso, quindi, nemmeno il Crocifisso: se è la Costituzione il vero e unico “testo sacro” di uno stato laico, non mi sembra ci sia molto altro da aggiungere. Che non si venga a parlare di tradizioni, poi, perché nella “tradizione” degli italiani sembra che la forchetta non si potesse utilizzare prima del XIV° secolo, e nonostante tutto...

Il fatto che un'istituzione sia laica dovrebbe essere simbolo di uguaglianza e accettazione, qualcosa di cui i bambini e i ragazzi che vanno a scuola non hanno mai a sufficienza.

Ma uguaglianza e accettazione non si raggiungono spiattellando sul muro ogni singolo simbolo religioso del pianeta o festeggiando tutte le festività possibili e immaginabili, con buona pace di chi crede davvero possa essere la soluzione. Ammetto di non saper gestire nemmeno metà degli impegni che mi segno in agenda, ma sono convinto che si aggiungesse qualche ora fissa di “studio delle altre culture/religioni” in ogni scuola di ogni grado tempo qualche anno e le acque si calmerebbero.

Perché la soluzione (o meglio, una possibile via a un'altrettanto possibile soluzione) non può essere altro che quella ritratta in “Dustur”: nel film i detenuti si trovano in una galera, quindi in una struttura “super-partes”, seduti intorno a un tavolo, a discutere pacificamente e ragionevolmente delle proprie convinzioni e delle proprie idee, spiegandole agli altri e stando ad ascoltare le loro.

Magari non porterà a nulla, o magari invece prima o poi si risolveranno tutte le incomprensioni. Non possiamo saperlo prima, e questa l'unica cosa certa. L'importante è provarci, tutti, nel nostro piccolo. E per farlo, un buon primo passo potrebbe essere cercarlo, recuperarlo e guardarlo, questo “Dustur”... perché la prima del Torino Film Festival è stata fin'ora l'unica proiezione del documentario (che, tra l'altro, ha fruttata la vittoria del premio “Gli Occhiali di Gandhi”). Vi ho davvero appena consigliato un film che nemmeno io ho mai visto?

Sì, per quanto possa sembrare incredibile e per la prima volta in questa rubrica: se è vero che l'argomento della fusione culturale tra Occidente e Oriente riguarda tutti (ed è certamente vero), allora riguarda anche me.

Facciamolo insieme, questo passo. Tutti. Avviciniamoci, apriamoci, comprendiamo. Io sono pronto. E voi?

Simone Giraudi

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
SU