- 10 febbraio 2016, 08:00

Se San Valentino è un festa commerciale, allora sono doppiamente "affari di cuore" ?

Disegno di Danilo Paparelli

Disegno di Danilo Paparelli

San Valentino è un'altra di quelle ricorrenze delle quali si fa un gran parlare. E difatti, ne parlo. Può piacere, come non piacere, molto dipende dai momenti nella vita. Se si è single, è perfettamente inutile. Bisogna esserlo da molto tempo, però. Se si è stati in coppia fino ad un mese, o peggio, una settimana prima, è una data che può essere devastante. Hai voglia a far finta di niente. Una “festa” che non può più considerarsi una “festa” ma solo una giornata che si spera passi il più in fretta possibile. E se anche non ci si vuol pensare, ecco lì tv, radio, giornali, internet che lo ricordano in ogni istante. Cuoricini svolazzanti, teneri filmati di cuccioli amoreggianti, vecchietti che spergiurano di volersi bene come sessant’anni prima. Possibile che tutti il 14 febbraio si amino ?

Beh, mica poi tanto. Tu, single da poco, sei convinta che “il grande complotto del capitalismo cattivo” in associazione con il “grande fratello mediatico” abbiano pianificato questa stupida festa per fare del male proprio a te, che giusto un anno fa ti eri vestita e truccata e pettinata come piaceva molto al tuo ex (ma in definitiva a te pareva di essere un'altra, mentre lui era sempre tale e quale), che ti aveva portata a cena in un posto “trandy”, salvo poi, dopo i primi cinque/dieci minuti, finire per: lui “watsappare” con gli amici, tu a postare foto sui social dei piatti che venivano serviti.

Meglio sarebbe stato se l'oggetto del nostro amore, anziché regalarci una cenetta romantica il 14/02 ed è finita lì, ci avesse aiutato ad apparecchiare/sparecchiare la tavola tutte le sere, ad esempio. Oppure se si fosse ricordato di comprare il latte o il pane o altro che in casa finisce sempre (perché lui usciva dal lavoro molto prima di te) anziché dirti di essersene completamente dimenticato, con lo sguardo più innocente del mondo, quando arrivavi trafelata a casa con l'incubo dei pasti ancora da preparare, dopo avergli scritto dieci messaggini affinché si ricordasse, cancellati istantaneamente dal suo cervello con una memoria di pochi “mega”. Oppure se alla famosa cena di San Valentino avesse guardato un po' di più te dritto negli occhi, piuttosto che fissare inebetito il cellulare per ore.

Sono queste piccolissime cose che ci fanno piacere, facendoci sentire amate e pensate. Sono stupidaggini, sciocchezze, certo, ma dimostrano che lui ci arriva, mentre agli occhi dei maschi sono talmente “piccole”, che non ci pensano neppure. Poi, ovvio, la sorpresina fa sempre piacere, e non necessariamente il giorno di San Valentino. Anzi, ancora meglio se capita veramente a sorpresa.

Senza un perché, basta anche un nonnulla, perché a noi donne non interessa “l’appariscente”, ci piace il dono “grazioso, carino, gentile”, cosa assai difficile da comprendere per un uomo. Il classico, vecchio “pensiero”. Il pensiero di lui che si è messo di buona voglia a “perdere del tempo” per te studiando un qualcosa che ti stupirà. Perché il tempo è una delle cose più preziose al mondo, sicuramente più dell'oro. E se qualcuno lo “perde” per sé per donarlo a te, allora vuol proprio dire che ci tiene proprio tanto.

Monica Bruna

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