Pasqua si avvicina. Una delle più importanti solennità del calendario Cristiano sta perdendo sempre più il suo significato non solo spirituale e religioso ma anche sociale, “naturale”, umano, comunitario.
La natura si risveglia e il mondo dei consumi s’affretta a risvegliare quella “vorace” dell’uomo nuovo, un po’ assopita dopo Natale, per ammaliarlo ancora e incitarlo a divorare ciò che nel frattempo esso ha prodotto. Lo spirito pasquale, per coerenza Cristiana, specie in tempi di crisi, dovrebbe indurre tutti, per pura umanità, anche non credenti, a maggior ragione se investititi di autorità pubblica o intellettuale, a riflessioni e analisi di ordine economico morale, nella prospettiva di dare a ognuno almeno il necessario. Invece l’emulazione nei confronti del privilegiato spesso provoca il rammarico di non possedere il superfluo. A volte anche in chi non ha l’indispensabile.
Premessa lunga e critica per sottolineare cambiamenti epocali intervenuti nel corso di tanti decenni, portatori di differenze abissali tra il nostro tempo e quello di una volta, spiritualmente oltre che cronologicamente lontani. Far rivivere in occasione di ricorrenze importanti, come la festività pasquale, eventi legati ad antiche tradizioni contadine langarole, come “Cantè j’euv”, significa gettare uno sguardo su di un significativo momento di aggregazione rurale con implicazioni sociali, culturali, di stretto legame col territorio. Vuol dire far riaffiorare nella mente ai tanti che han dimenticato e proporre ai più che non li han mai vissuti, frammenti di una vita contadina povera e dura, oggi improponibile, ma che emanano il fascino delle cose perdute, la nostalgia del ” far festa insieme”, che non è più il “ far festa”di oggi , dei pochi momenti belli tra molte tribolazioni.
Come sempre l’anteprima della edizione del “cantè J’euv 2016“ è stata “celebrata” nella cantina Chionetti Quinto e Figlio di Dogliani, e come sempre è stata una manifestazione ricca di significati, di musica, canzoni, ottimo vino e ottimo cibo e poi tanta gente a partecipare con interesse e pieno coinvolgimento, proprio come alle feste sull’aie d’un tempo. Allora ”cantè j’euv” era “chieder le uova” cantando e, anche stasera qui in cantina è risuonata tra le altre l’antica canzone che le richiedeva espressamente ai “padroni “ della cascina. Animatore dell’intensa serata ancora Carlin Petrini coi ragazzi dell’Università del gusto di Pollenzo provenienti da tutte le parti del mondo. Per Carlin la parola “territorio” è imprescindibile dalla parola “terra”. E’ la gente che ci vive sopra, le persone che intrecciano rapporti per lavorarla per “viverla”, son le piante, le erbe, gli animali i fiumi le colline. Il repertorio canoro è stato magistralmente interpretato dal gruppo musicale langarolo “Raviole al vin”, nome che potrebbe essere una sintesi bonaria ma eloquente d’una certa filosofia langarola : buon cibo e buon vino che in casa di Langa non mancano …e poi cantare. E qui a cantare sulle note delle “Raviole” sono stati i ragazzi dell’ Università di Pollenzo.
E’ stata realizzata coll’arte del canto un’amalgama, una fusione multietnica di persone arrivate alcune da poche centinaia di metri e altre da vari paesi del mondo che han contribuito insieme a creare un’armonia non solo musicale che si è diffusa simpaticamente tra la gente, in mezzo alle gigantesche “tine e caree”piene di nebbiolo e dolcetto. Canzoni semplici, un po’ edulcorate , da primi festival sanremesi o facili motivi esotici. Un tempo non c’erano i cantautori, e le canzoni impegnate eran di là da venire, perché a render “impegnati“ bastavan la fatica e le preoccupazioni quotidiane. Quest’anno è il settantesimo anniversario di matrimonio di Quinto e Gemma Chionetti . I due “sposi” sono stati al centro della festa, destinatari di dediche ed attenzioni.
Invidiabili la loro salute e la loro lucidità . A essi, oltre che a tutta la famiglia e a tutti i loro collaboratori va un sentito grazie per la grande generosità e disponibilità dimostrata. Naturalmente insieme coi più fervidi auguri che il loro matrimonio possa ancora invecchiare di parecchi anni come il loro ottimo vino. La Langa, le sue tradizioni, la sua cultura son loro debitori. Grazie.






