"Nessun uomo è un'isola", diceva John Donne, e le più recenti scoperte in ambito fisico ci lasciano intendere che ogni cosa esistente nel reale cambia (forse impercettibilmente) a seconda di chi la osservi; è facile quindi, anche se forse un po' azzardato, sostenere che i rapporti che intratteniamo con le altre persone della nostra vita ci cambino profondamente.
E' questo, in una certa misura, il senso generale del romanzo "Una specie di ragazza", nuovo lavoro della scrittrice Verdiana Nobile, cuneese dal 2010, monregalese d'adozione e saluzzese per ragioni di lavoro (insegna infatti Inglese alla scuola per l'infanzia "Il Giardino di San Nicola"); abbiamo fatto con lei un'interessante chiacchierata.
- Partiamo dall'ambientazione, di "Una specie di ragazza". Perché ha scelto Londra, e che ruolo gioca la città nella narrazione?
Londra è a tutti gli effetti la terza protagonista della storia. Fa da sfondo alle vicende dei due ragazzi, lasciandosi scoprire, affascinandoli e insegnando loro a vedersi in modo diverso. Ho avuto la fortuna di vivere a Londra per un po' ed è stato proprio al mio ritorno in Italia che ho ripreso a scrivere questa storia iniziata anni fa e lasciata in sospeso tra le pagine di un vecchio quaderno. Ambietarla in quella città è stato del tutto naturale, Londra è il mio posto preferito in assoluto, da quando ero bambina. Penso che la differenza tra chi scrive di un posto che ha amato e vissuto nel quotidiano si senta molto forte rispetto a chi ne scrive, invece, per sentito dire o da turista. Spero di essere riuscita a rendere almeno in parte la sua magia.
- I protagonisti, a un primissimo sguardo, sembrano due anime particolarmente diverse. Come e quanto cambiano con lo svolgersi della storia?
Penso che il cambiamento più grande si possa avvertire nel protagonista, soprattutto perché è lui a raccontare la storia dal suo punto di vista. E' un ragazzo brillante, sicuro di sé, abituato a ottenere ciò che vuole. Londra gli insegna che le cose non sono così facili nella "vita vera", che trovare una casa decente a un prezzo ragionevole può essere molto difficile e che un prestigioso titolo di studio non necessariamente garantisce un lavoro adeguato e soddisfacente. L'ìncontro con Leila, invece, lo spinge a rimettersi in gioco, a guardarsi dentro, a lasciarsi stupire di nuovo da quello che la vita e le persone hanno da offrire.
- L'amore e, in generale, il coltivare rapporti umani vengono da lei dipinti come esperienze (quasi) mistiche, di formazione appunto. Crede che nella realtà esperienze di questo tipo abbiano questa forza dirompente? Perché ha deciso di parlarne?
Anni fa qualcuno mi disse che "l'amore è una lente d'ingrandimento", ed è una definizione che non ho mai dimenticato. La trovo calzante, perché l'amore - di qualunque tipo esso sia - ha il potere di mettere in risalto, fino all'esasperazione, ciò che siamo e ciò che sentiamo. Sa darci l'illusione di essere invincibili e la certezza di non avere speranze, sa portarci in un istante dalla luna all'inferno. Per amare qualcuno o qualcosa ci vuole coraggio, anche se è una cosa semplicissima. Credo che ci sia una qualche forma di amore alla base di ogni rapporto umano, ed è questo che fa andare avanti le cose, che fa evolvere, che fa crescere.
- Romanzi, racconti, poesie. La scrittura sembra un interesse a tutto tondo nella sua vita: come si districa tra queste differenti realtà espressive?
Scrivere è sempre stata la mia forma naturale di comunicazione, da quando ho memoria. Raramente esco di casa senza carta e penna, mi sentirei in qualche modo incompleta, vulnerabile. Non è qualcosa che faccio con un pensiero preciso dietro, ma semplicemente quando ne avverto l'urgenza. Può accadere ovunque e in qualunque momento. E' il contesto, l'umore, il sentire di quel dato momento a determinare anche la forma di ciò che scriverò.
- Lei lavora come insegnante per una scuola dell'infanzia di Saluzzo. Come rientra, se rientra, il suo ruolo professionale in ciò che scrive?
Il mio sogno nel cassetto è quello di riuscire a pubblicare storie per bambini ed è un progetto al quale sto lavorando da un po' di tempo. Lavorare in una scuola dell'infanzia mi offre continui spunti e stimoli, alcuni dei "miei" bimbi sono spesso il primo pubblico dei miei racconti e le loro reazioni mi tornano utili in fase di editing. Al momento sto facendo illustrare una storia a cui tengo molto e chissà che non riesca a realizzare il mio sogno!
- La raccolta di racconti "Parti di bambola" l'ha pubblicata con Lulu, questo libro invece con una vera e propria casa editrice. Quale modalità preferisce? E perché?
A essere onesta, ho sentimenti contrastanti nei confronti dell'autopubblicazione, almeno in un contesto italiano. Credo che piattaforme come Amazon (per citarne una particolarmente conosciuta), che negli USA possono dare un'enorme visibilità agli autori emergenti, siano ancora conosciute ed utilizzate molto poco nel nostro paese, il che trasforma l'autopubblicazione attraverso queste ultime in una mera soddisfazione personale che, in molti casi, lascia il tempo che trova. Dall'altro lato, però, il mondo dell'editoria tende ad essere piuttosto chiuso e insidioso. I grandi editori non leggono i manoscritti di noi emergenti (a meno che non siano presentati da buoni agenti letterari) e i piccoli editori si fanno in quattro ma si scontrano con una distribuzione spesso pessima se non assente. Ho scelto Lulu per la mia raccolta di poesie perché si tratta di frammenti presi dai numerosi quaderni riempiti durante l'adolescenza ed è stato un modo simbolico di mettere un punto a quella fase, raccogliendone i momenti salienti. Potendo scegliere, mi rivolgerei sempre a una casa editrice, perché rispetto molto il lavoro di chi è dietro a un libro e non credo che un sito web potrà mai sostituirlo del tutto.
- Ha già all'attivo diverse pubblicazioni. Cosa vorrebbe dire a chi invece sta solo iniziando ad affacciarsi alla scrittura?
Non ci sono regole precise, né tempi prestabiliti, né segreti da svelare. Stai lontano il più possibile da chi vuole insegnarti come e cosa si scrive, è questo che mi sento di dire. Non sarà il numero di libri pubblicati o di copie vendute o di belle recensioni ricevute a fare di te un bravo scrittore. Non penso che esistano neppure i "bravi scrittori". Esistono libri capaci di restare dentro, libri bellissimi, e magari li scriverai proprio tu. Perciò scrivi e basta.
"Una specie di ragazza" verrà presentato venerdì 8 aprile alle 21 presso il Mondadori BookStore di Saluzzo e venerdì 15 aprile alle 18.30 alla libreria Messaggi di Savigliano.





