Un bilancio consuntivo che si chiude con un avanzo d’amministrazione di 270mila euro. Ed uno di previsione triennale che pareggia invece sulla cifra di 3.734.000. Il Consiglio Comunale di Paesana, ieri sera (mercoledì 27 aprile) ha approvato entrambi con il voto compatto di tutta la maggioranza e l’astensione della minoranza, ancora una volta orfana di Anna Rudari in circa un’ora e mezza di dibattito polemico, duro, grintoso, a tratti cattivo, che ha avuto nell’avvocato Fabio Gottero l’indiscusso show man della serata.
Giunto in aula con tre cartelle finemente dattiloscritte il legale torinese, lamentando il ritardo con il quali gli sono stati consegnati gli atti e ancora una volta l’insolito orario (le 18) di convocazione dell’assise (“Capisco e comprendo, umanamente, le difficoltà della segretaria comunale ad essere presente dopo cena, ma non possiamo permettere che la burocrazia trionfi sulla democrazia” ha detto Gottero, convinto del fatto che alle 21 ci sarebbe chissà quale pubblico ad assistere ai lavori) ha poi fatto notare lo svilimento patito quotidianamente dal Consiglio, visto che tutte le decisioni più importanti vegano assunte ormai dalla sola Giunta “Uncem-dipendente” (Gottero le ha citate una ad una con numero, data ed oggetto), senza sentire mai la necessità di confrontarsi con l’opposizione e con l’elettorato. Il battagliero esponente dell’opposizione è poi tronato a richiedere con forza, quasi con veemenza, che per le prossime sedute del Consiglio si ricorra presto alla videoconferenza, “sennò sono pronto a dimettermi”.
Il sindaco Mario Anselmo ha prima apparentemente incassato le critiche con un calma serafica (tipica del personaggio) ed a seduta conclusa è letteralmente sbottato in un attacco frontale che evidentemente il primo cittadino covava dentro sin dalla sera in cui – complice la sua assenza per palese conflitto d’interessi – Gottero aveva usato per lui e per il tecnico Andrea Caporgno espressioni davvero border line.
“Noi, caro avvocato, non siamo dipendenti dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, ma amiamo ragionare con la nostra testa e non sposiamo certo alla cieca gli ordini del giorno che da questa ci vengono sottoposti. Quelli che facciamo nostri è perché li riteniamo meritevoli di essere sostenuti: nulla più, nulla meno. E se ritenete che prima di prendere una qualsivoglia decisione la Giunta debba consultarvi – ha detto un primo cittadino visibilmente irritato -, siete davvero fuori dal mondo. Il mandato per deliberare ce lo ha dato l’elettorato ed alla fine dei 5 anni sarà l’elettorato a decidere se e dove abbiamo sbagliato ed a mandarci a casa. Questa è la democrazia di cui voi parlate. Ma le vostre richieste mi sembrano a dir poco ridicole. Voi venite in Consiglio per cercare visibilità ed è nel vostro diritto, ma questa non è un’aula da tribunale, dove c’è qualcuno da processare, dove tu credi di poter essere l’avvocato dell’accusa, quello della difesa ed il pubblico ministero. Qui abbiamo tutti dei ruoli. Non abbiamo quello di governare e deliberare: mi ripeto, ce lo ha dato l’elettorato”.
Poi ci provava Sergio Beccio a riportare serenità fra le parti. Ma era un’operazione inutile.




