Ad aprile il dibattito il fotografo Bruno Murialdo che portato tutti i partecipanti- non erano presenti politici per scelta organizzativa- in un viaggio nel tempo: dagli anni settanta, con qualche scatto sulla resistenza fino ad oggi attraverso queste terre, riconosciute Patrimonio dell’Unesco.
L’appuntamento, occasione per presentare l’associazione Save The Truffle, ha visto gli interventi delle sue due anime: Carlo Marenda, trifulo e Edmondo Bonelli, naturalista.
Che cosa deve questo territorio per il tartufo? La domanda con cui ha aperto Marenda. “Ho ricevuto l’eredità di un trifulao. Per questo sostengo la battaglia di tutela del bosco: è una risorsa. La nostra missione resta anche quella di sensibilizzare sul mondo del tartufo anche le scuole e le associazioni”, ha spiegato Marenda.
Si è addentrato sulla questione naturalistica Bonelli. “Il tartufo necessita di un albero, un albero sostiene centinaia di specie che vi gravitano attorno legate alla radici o alla chioma, queste specie interagiscono tra loro determinando la vitalità degli ecosistemi. La complessità genera una trama che protegge il territorio, l’uomo e le produzioni agrarie. Si è proseguito analizzando il tartufo nella sua complessità. Un fungo infatti unico, risorsa rinnovabile e remunerative”, ha proseguito Bonelli.
Questo è solo un frammento di quanto ieri è emerso ma che soprattutto ha coinvoloto a 360 gradi tutti i partecipanti.
L’appuntamento si è concluso con un aperitivo con i vini dell’Azienda Agricola Poggio dei Gorleri di Diano Marina.




