E’ scappata dalla vita frenetica della città, da un posto lavorativo sicuro e tranquillo in banca per rifugiarsi nel silenzio delle Alpi Liguri, ad oltre mille metri dal livello del mare ed è qui che, a più di 50 anni, ha trovato – come dice lei “le mie le radici, come se la mia anima, e la mia mente fossero sempre state qui”.
Marina Caramellino, 56 anni, di Torino che con molta semplicità, racconta così le scelte che le hanno cambiato la vita: “Non so se può interessare – spiega Marina con il suo bel sorriso - comunque questa è la mia storia, per me normale ma quando dico che facevo la bancaria e ho scelto la montagna o mi invidiano o mi prendono per pazza. Se dovessi dare un titolo a questi miei ultimi anni, potrebbe essere: “Da bancaria a montanara”.
Dal capoluogo piemontese, Marina si è trasferita a Caprauna e, racconta: “Ora gestisce il rifugio Pian dell’Arma, ho due figli grandi e sono anche già nonna. Forse con un po’ di incoscienza, ho lasciato un “posto sicuro”, che però per me era ormai diventato troppo soffocante e così ho realizzato il mio sogno, passando le mie giornate in un ambiente scomodo e difficile, che non ti regala niente senza fatica e sacrificio, ma ti ripaga con una serenità interiore senza pari. Vivere tanti mesi all’anno in montagna e una cura che rigenera ogni giorno e che ti fa fare pace con il mondo intero”.
Una scelta non facile, che i figli di Marina non hanno condiviso fino in fondo. “E’ stata una scelta difficile – precisa Marina - ma io per carattere sono un po’ incosciente e quando decido di fare una cosa, la faccio. Nonostante tutti mi prendessero per pazza e molti abbiano cercato di fermarmi e farmi riflettere, così dicevano loro, io sono andata avanti lo stesso. Due figli ormai grandi e una nipotina che adoro, nel momento in cui ho scelto di trasferirmi a Caprauna, non avevo un compagno di vita che in quel momento avrebbe potuto essere d’ostacolo, perché capisco che è troppo difficile condividere una decisione così importante e particolare a meno che la sintonia e la complicità non siano al massimo. Ma purtroppo quello non era il mio caso”.
Tra i monti di Caprauna, Marina però ha trovato anche l’amore: “E sì è vero. Da poco tempo ho un compagno che, guarda come è strano il destino, è di Torino eppure noi ci siamo conosciuti proprio qui, tra queste belle montagne. Cerca di condividere nel poco tempo libero di cui dispone, la mia passione per la montagna. E’ difficile innamorarsi di una donna “selvatica”, perché è così che si diventa così dopo anni di vita da montanara. Però anche lui ama questa vita, vedremo”.
Dal caos della città alla tranquillità delle Alpi Liguri, il cambiamento è davvero forte. “Ma era quello che mi ci voleva – precisa Marina - La cosa più bella che ho trovato a Caprauna è il silenzio, l’immensità del paesaggio, il viaggio dentro me stessa. Della mia vita precedente mi manca la possibilità di andare alla presentazione di libri e a teatro, un po’ di cultura insomma, che è il nutrimento della mente. Il mio futuro però è fra questi monti, immersa nella natura e il mio obiettivo è quello di far conoscere le Alpi Liguri, per trasformarle in un luogo di ritiro mentale e spirituale. Questo era il mio desiderio sin da piccola, vivere in modo “diverso”. La città mi stava stretta, il consumismo mi dava fastidio. Quando vado via per qualche giorno al rientro sento un fremito al cuore. Arrivo al pian dell’Arma e mi dico: eccomi fra i miei monti. Io, torinese di nascita, amo questa valle come se qui ci fossero le mie radici”.
Vivere tra questi monti, però non è facile e Marina lo spiega molto bene: “Gestire un rifugio non è solo stare a contatto con la natura. Se ci devi campare, devi essere cosciente che per qualche mese all’anno, quando c’è più afflusso devi stare molto a contatto con le pentole e la macchinetta del caffè. A me però non importa, perché è tutto ampiamente ripagato da quando la sera ti siedi fuori sulla panca e ti guardi intorno. Caprauna è un territorio fragile e a rischio di marginalità, per questo io h puntato su un turismo a basso impatto ambientale e di qualità, non è un turismo che muove denaro ma proviene direttamente dalla passione e dall’attaccamento a questo posto, alle montagne, al territorio, a chi lo vive e alle cose che produce”.
Marina, con la sua voglia di fare e di mettersi alla prova ha mille idee e mille progetti, e soprattutto ancora qualche sogno da realizzare: “Uno dei miei sogni è quello di fare delle serate con dei filmati sulle zone dove ogni donna che abbia deciso di vivere in montagna si possa raccontare, sensibilizzando anche le ragazze, i giovani. Non possiamo permettere che questi luoghi diventino dei fantasmi”.






