Oggi si sente spesso parlare di parità di genere, parità fra uomo e donna, ma siamo sicuri che sia reale? Che sia effettiva? Forse molti risponderebbero di sì, ed è indubbio che negli ultimi decenni la condizione della donna sia migliorata, ma questa parità, evidente sulla carta, spesso non lo è nella vita reale, nei pensieri, nei linguaggi e nelle azioni.
Molti, infatti, sono ancora gli ostacoli alla completa emancipazione femminile, non solo a livello mondiale, ma anche italiano. Le donne sono retribuite in media il 26% in meno rispetto ad un uomo che occupa la stessa qualifica e vengono identificate come uniche responsabili della cura dell’infanzia, degli anziani e del focolare domestico. Infine, non bisogna dimenticare che per parità si intende anche una pari dignità ed è chiaro come questa venga meno a causa della visione della donna come un corpo disponibile per l’uso e per il piacere degli altri. Ciò è dimostrato dai numerosi spot pubblicitari nei quali il corpo femminile viene sessualizzato, mercificato ed utilizzato a fini commerciali.
Tuttavia, una donna è ben diversa dai modelli vanitosi e patetici presentati dai media. Una donna è una lavoratrice, che riesce a conciliare il lavoro domestico con quello professionale, che studia, che possiede determinazione, motivazione e che non si lascia di certo scoraggiare dai dati statistici, che esalta i propri punti di forza e che riesce sfruttare a proprio favore le sue debolezze. Il compito di ogni donna è quello di rendere queste sue caratteristiche evidenti ed universalmente riconosciute.
Proprio a questo obiettivo tende l’azione dello Zonta Club, organizzazione non governativa internazionale, che vede una sua diramazione locale nello Zonta Club di Saluzzo. Si tratta di un’associazione attiva, composta da donne che si adoperano per far avanzare lo status femminile: con varie iniziative il Club cerca di diffondere gli ideali zontiani e di spingere le donne, fin dalla giovane età a ricoprire posizioni importanti all’interno della propria comunità, ad impegnarsi nel volontariato ed a dimostrare che le donne sono tutto, fuorché il “sesso debole”.
“La borsa di studio assegnate a me e ad altre studentesse del saluzzese - scrive Gabriella Fina dell'Istituto superiore Denina - rappresentano uno stimolo per noi giovani e permette di raggiungere la consapevolezza che ognuna di noi ha una responsabilità nell’avanzamento della condizione femminile in ambito locale”.




