Egregio Direttore,
nello scorso fine settimana, complice il bel tempo e la mia passione amatoriale per l’escursionismo, ho deciso di dedicare una giornata alla scoperta della “montagna di Leonardo”, il Mombracco. L’idea mi frullava da tempo per la testa, accompagnata dal pensiero che spesso, sottoscritto in primis, si percorrono diversi km in auto per portarsi sui luoghi delle nostre camminate quando letteralmente dietro casa (nel mio caso specifico) si ha comunque qualcosa di significativo da visitare e conoscere. L’idea era quella di compiere, in compagnia di mio padre, l’anello del Mombracco, reclamizzato su alcune guide escursionistiche, in particolare quella della Fusta Editore dedicata alla montagna di Leonardo nonché su siti web, come quello della sezione bargese del CAI ed addirittura un altro tutto dedicato, www.mombracco.it: un itinerario di circa 8 ore che avrebbe dovuto portarci a toccare tutti i luoghi più significativi, in un raggio compreso tra il Convento della Trappa in quel di Barge fino al Colletto di Sanfront. Partiti da casa nostra di buon mattino, saliamo fino a San Bernardo e di lì imbocchiamo la pista tagliafuoco che, appunto, ci conduce alla Trappa. Un primo tratto di escursione tutto sommato piacevole, anche se un po’ monotono dato che la salita, dopo San Bernardo, inizia soltanto nell’ultima parte prima della Trappa.
Giunti all’affasciante Convento, una brevissima visita e poi si riparte, alla volta del Colletto di Sanfront, seguendo le indicazioni fornite dai copiosissimi cartelli appositi per la sentieristica. Una volta inoltratici nei boschi sottostanti il Convento, dopo poco si incontrano le prime spiacevoli sorprese: i tanto decantati “Sentieri di Leonardo” sono stati letteralmente inghiottiti dai rovi, inestricabili ed alti da raggiungere, in certi punti, quasi l’altezza dei cartelli delle indicazioni! Il tutto è testimoniato dalle numerose foto scattate, tengo a sottolineare tutte sul sentiero, anche se non lo si direbbe e che allego alla presente.
La “giungla di Leonardo”, come la definirei a questo punto (non me ne voglia il genio toscano), si dipana senza interruzioni, se non per brevissimi tratti e con la “piacevole” variante, di tanto in tanto, delle ortiche aggiunte ai rovi, praticamente fino all’area retrostante il rifugio Miravidi, in quel di Sanfront, quindi per un tratto che si percorre dalle 2 alle 3 ore di cammino, a seconda dell’allenamento di ognuno (non conosco la consistenza kilometrica esatta, ma chi ha presente i luoghi ha sicuramente idea della lunghezza del percorso in questione). Le aree più martoriate le si può trovare in corrispondenza di Rocca La Casna e Combale Reynaud in quel di Sanfront, ma come detto è comunque tutta un’interminabile processione tra le spine, badate bene su di un sentiero tracciato da fior di cartine e, come detto, propagandato da guide e siti, non su itinerari sconosciuti che la mia curiosità morbosa per certi luoghi remoti potrebbe avermi portato, incautamente, a visitare!
Risparmio volentieri, a Lei ed ai suoi lettori, la visione di come fossero ridotte le gambe del sottoscritto al termine del calvario, pardon della camminata ma Le posso assicurare che non si trattava di un bello spettacolo: ovviamente, essendo partito con l’idea di percorrere sentieri ed essendo il clima alquanto caldo, avevo optato per i pantaloni corti...mai scelta si rivelò più infausta! In conclusione, la mia riflessione è che, probabilmente, si tratta di un itinerario che, malgrado all’epoca, se non ricordo male un 15-20 anni fa si investirono risorse anche importanti per crearlo (basti vedere quanti cartelli, anche illustrativi e molto interessanti, sono disseminati lungo lo stesso), non ha riscosso il favore degli appassionati, con una poco frequente percorrenza di questi sentieri la quale, nel tempo, ha fatto sì che venissero invasi dalla vegetazione infestante. Delle due l’una, però: o si prende atto della cosa e lo si dichiara a tutti gli effetti inagibile, per lo meno in estate e nella parte più mal ridotta e, quindi, si smette di pubblicizzarlo oppure si studia una concreta strategia di rilancio, magari a livello di Unione dei Comuni e che inizi comunque da un’opera di radicale pulizia.
Di certo, l’attuale stato di cose è del tutto inaccettabile: io e mio padre un minimo di esperienza in materia l’abbiamo e siamo comunque usciti abbastanza malconci dall’esperienza, riuscendo comunque a chiudere l’anello, ma pensate se al nostro posto si fosse lasciata attirare dalla proposta “turistica” l’allegra famigliola di turno, comprensiva di moglie e figli piccoli...nella migliore delle ipotesi sarebbero tornati sui loro passi dopo qualche centinaia di metri, pronti a fare una pubblicità tutt’altro che positiva al nostro territorio.
Ringrazio per lo spazio concessomi e porgo distinti saluti.
Marco Forno – Revello




