"Il carcere dovrebbe essere davvero una parte della città: un'immagine che trovo sempre indicativa è quella dei fiori sul balcone del municipio di Cuneo, che vengono dal carcere e sono curati da uno dei richiedenti asilo."
E' con queste parole che l'assessore del comune di Cuneo Gabriella Aragno ha concluso la conferenza stampa tenutasi alle 11 di questa mattina (12 settembre) in sala Giolitti nel palazzo della Provincia, incentrato sulla situazione carceraria in provincia Granda e sul ruolo del garante dei diritti dei detenuti nelle quattro strutture presenti.
Ad aprire il dibattito è stato il presidente della provincia e sindaco di Cuneo Federico Borgna: "Formare i nostri cittadini sul ruolo delle carceri e del garante è importante. Lo stato deve sostenere le persone che fanno più fatica, "categoria" che sicuramente comprende anche chi è stato privato della libertà". Dello stesso parere il garante della Regione Piemonte, Onorevole Bruno Mellano: "In questi anni si è sviluppata, in ambiente carcerario, la concezione dei meccanismi di controllo esterno, di cui ovviamente il garante è parte importante; lo studio effettuato in provincia di Cuneo può essere importante per definire la situazione a livello nazionale."
E davvero la nostra provincia spicca in tutto il paese sotto l'aspetto delle politiche carcerarie: è infatti quella con più istituti penitenziari (quattro, per un totale di 553 detenuti su 960 posti disponibili), e che sia riuscita a nominarne i garanti.
Tutti e quattro, Alessandro Prandi (carcere di Alba), Mario Tretola (carcere di Cuneo), Rosanna Degiovanni (carcere di Fossano) e Bruna Chiotti (carcere di Saluzzo), hanno presenziato alla conferenza stampa e regalato alcune riflessioni in merito al proprio ruolo nelle realtà di competenza.
"In questi mesi di chiusura del carcere - ha detto Prandi - purtroppo i percorsi culturali intrapresi in passato dai detenuti si sono interrotti, ma sono invece proseguite le attività di organizzazione degli eventi all'esterno. Inoltre, ci siamo informati in merito alla riapertura del carcere stesso: sembra siano stati investiti 2milioni di euro, e che i lavori inizieranno entro l'anno."
Mario Tretola, invece, si è soffermato sul ruolo del volontariato all'interno del carcere e di come sia spesso difficile e faticoso l'incontro proficuo tra lo staff e i detenuti: "Faticoso, sì, ma anche importantissimo; è necessario costituire una vera rete forte e sinergica, così che fuori e dentro il carcere sia possibile realizzare sempre più attività."
"Il personale delle strutture conta spesso poche persone e bisogna superare la logica del carcere come zona di contenimento per mettere davvero alla prova i detenuti in vista di un nuovo percorso sociale, perché no puntando su formazione e informazione: a Cuneo stiamo infatti pensado di realizzare progetti assieme alla biblioteca civica, e di potenziare il servizio di preparazione del personale. Interessante, sarebbe anche istituire una "Sala della Spiritualità", per garantire una vera liberà di culto all'interno della struttura."
"A Fossano - sottolinea Rosanna Degiovanni - tendiamo a supportare i trattamenti rieducativi, essendo la nostra una Casa di reclusione a custodia attenuata. Importante per noi, quindi, sono la formazione professionale e l'inserimento nel mondo del lavoro: è il lavoro, infatti, uno dei principali meccanismi di riduzione della recidiva."
Il garante fossanese ha quindi illustrato alcuni dei laboratori già in funzione e sottolineato come non siano ancora sufficienti: "Servono più attività e la struttura presenta ancora locali non utilizzati: l'amministrazione penitenziaria dovrebbe puntare più sulla formazione, anche a fronte del fatto che più del 50% dei detenuti è di origine extracomunitaria."
Tra i progetti in partenza nella Casa di reclusione d'Acaja uno in particolare potrebbe rappresentare una nuova realtà importante non solo a livello provinciale, ma nazionale: l'istituzione, in concerto con l'Ordine degli avvoccati di Cuneo, di uno "Sportello del detenuto". Prosecuzione ideale dello Sportello del cittadino, servirebbe a fornire ai detenuti un orientamento legale di base, e (nel caso ne avessero bisogno) indicazioni importanti realitve all'assistenza legale, tramite l'istituzione di una lista di rappresentanti legali gestiti da una turnazione progressiva: secondo i membri dell'Ordine presente in conferenza stampa, si potrebbe partire già nei prossimi mesi.
Per Bruna Chiotti, invece, è spesso difficile "dare prospettive e speranze reali ai detenuti, il che è frustrante: spesso ci sentiamo impotenti, bloccati nel nostro tentativo di reinserire i detenuti nella società". "In un carcere come quello di Saluzzo - ha continuato Chiotti - le risposte possono solo essere interne: si devono creare attività e in particolar modo sensibilizzare le realtà esterne al carcere: ci sono storie umane terribili, e la società civile non può tirarsi indietro."
E sulla concezione del carcere come segmento non disgiunto dalla città a cui appartiene, si è puntato molto, identificando anche come "ambasciatori" di questa rivoluzione di pensiero i media in senso lato, nell'ottica che la persona sia una realtà differente dal reato che ha commesso.
"I detenuti del carcere di Cuneo (che a fronte di una capienza di 425 unità sono ora come ora poco meno di 200) hanno apprezzato l'introduzione della figura del garante - ha sottolineato Claudio Mazzeo, direttore del carcere del capoluogo - perché rappresenta per loro un punto fermo da cui farsi ascoltare esterno alle istituzioni. Il fatto che non esista una "idea comunitaria" di carcere, e che le varie strutture provinciali siano estremamente diverse, penso sia uno scoglio da superare; se vogliamo un carcere diverso, però, dobbiamo impegnarci tutti, assieme, unendolo al territorio e alle istituzioni. Si sta andando in questa direzione, certo, ma la strada è ancora lunga."








