Indossano l’abito della battaglia le Castellane di Saluzzo, non avendo più a disposizione quello che le ha viste protagoniste nel ruolo della nobile maschera del Carnevale cittadino.
Annunciano battaglia per rientrare in possesso del loro abito “per restaurarli anche a nostre spese con le sarte saluzzesi che hanno collaborato alla loro confezione e poi donarli alla città di Saluzzo, con la clausola che nessuno li indossi, che siano a disposizione per eventi sociali, culturali e benefici, con la possibilità di darli in uso ad associazioni e con il desiderio di esporli in Castiglia o a Casa Cavassa.
Vogliamo che diventino patrimonio culturale e storico della città".
Lo afferma con decisione il gruppo porta bandiera dell'iniziativa: Anna Maria Eandi Gavatorta (43° Castellana nel 1995) Irma Gianti Tolin (39° Castellana nel 91), Tiziana Gambetta (38°Castellana nell’edizione del ’90) Elda Ricca Racca (Castellana nel ‘86), Clara Testa (nel ‘94) supportate dal sostegno di altre “colleghe” tra le quali Viviana Cagliero, Luisa Savattero, Nelly de Fazio , Fulvia Artusio, ex vicesindaco della città. “Siamo legate all’abito, ma anche molto tra di noi”.
Il dado è tratto, ed è guerra pubblicamente dichiarata,nella conferenza stampa (all’Interno 2) al Gruppo Storico del Saluzzese, a cui nei decenni passati ( fino a metà degli anni ‘90) le Signore del Carnevale cittadino avevano consegnato il costume, a fine manifestazione.
E, questi costumi custoditi per essere indossati nelle rievocazioni storiche, non sono stati esposti nella visitatissima mostra alla Croce Nera ”Il fascino femminile negli abiti della castellana” organizzata dalla Fidapa locale. Il sodalizio femminile aveva contrattato con il Gruppo storico il prestito di una decina di questi abiti ( richiesta la cauzione di 500 euro ad abito) ma la contrattazione non ha avuto gli esiti desiderati
Se per la Fidapa l'episodio si è chiuso lì, il fatto ha suscitato indignazione e rammarico, mobilitando le castellane che non hanno avuto la gioia di vedere nella carrellata, che va dal 1952 al 2016, delle splendide creazioni sartoriali, il loro costume.
Indignazione anche da parte dell’associazione Commercianti del Saluzzzese che tradizionalmente ogni anno, paga la realizzazione dell’abito. La posizione dei vertici, del presidente GianMarco Pellegrino e del direttore Pasquale Cordasco, presenti all’incontro, è stata uno snodo importante nella controversia.
“Per noi che lo doniamo, l’abito è di proprietà della castellana e può farne l’uso che desidera. Abbiamo cercato nei nostri archivi l’esistenza di una delibera di giunta che in qualche modo obbligasse a donarlo al Gruppo storico, ma non esiste.
Siamo sconcertati dall’atteggiamento del Gruppo, che chiede una cauzione di 500 euro per abito (costano circa 1.200 euro + iva e oggi hanno 25 anni) ad un’altra associazione no profit locale, il cui spirito era la realizzazione di una mostra di ricostruzione filologica e storica della maschera saluzzese (non un defilè quindi) privando così il percorso di manufatti sartoriali importanti”.
E ancora, in risposta alla voce circolante che i Commercianti avrebbe annullato la donazione dell’abito alla maschera femminile, la rassicurazione di Pellegrino e Cordasco: “il budget 2017 è già stanziato”. “Finchè sarò presidente, l’Ascom continuerà con questo dono alla prima dama del Carnevale”.
Sul tavolo dell’incontro, i vari aspetti della questione, dopo le scuse alla Fidapa da parte delle castellane per il subbuglio provocato alla loro iniziativa, a cui sono andati i complimenti per la qualità e l’elegante allestimento.
Da un lato interrogativi sullo stato attuale degli abiti, dall’altro sul perché di mancate risposte a più voci sollecitate, o ancora per chiarire la nascita dell’usanza, in quei decenni, di donare l’abito al Gruppo Storico.
Sul tema, l’intervento di memoria di Gianni Neberti, tra i fondatori del gruppo e di Patrizia Frusso. L’idea era nata per arricchire il “parco” abiti dell’associazione che creava eventi per la promozione cittadina. Più costumi c’erano, più allargato poteva essere il numero dei figuranti.
“Ma nessun documento esiste sul passaggio di proprietà dei vestiti” i quali potevano essere dati in prestito previa compilazione di schede o contratto di comodato d’uso, come ha aggiunto Alda Uberti Cadorin, del Gruppo storico del Saluzzese dal 2003 al 2010, confermando in quel periodo, la presenza degli abiti donati dalle castellane.
Trasversale la stigmatizzazione della mancata collaborazione tra le associazioni del territorio e la richiesta di confronto a cui possa partecipare anche l’Amministrazione, il Gruppo e la Fondazione Bertoni.
Ma il dado è tratto. Le castellane non tornano indietro e sono decise ad andare a riprendersi il loro abito a tutti i costi. A costo anche di ricorrere a vie legali. Già pensano ad una esposizione permanente in uno dei musei cittadini come Casa Cavassa o la Castiglia, immaginando anche il primo mega raduno delle castellane.






