Attualità - 27 settembre 2016, 16:39

Anche le imprenditrici potranno contare sul "voucher baby sitting"

Confartigianato: "Sarà più facile coniugare la vita familiare con quella dell'impresa e colmare le disuguaglianze rispetto alle dipendenti

Anche le imprenditrici potranno contare sul "voucher baby sitting"

"Importante risultato nella battaglia di Confartigianato per garantire alle imprenditrici artigiane il diritto a coniugare attività d’impresa e impegni familiari e colmare le disuguaglianze rispetto alle dipendenti. È stato finalmente adottato il decreto del Ministro del Lavoro e del Ministro dell’Economia e Finanze che consente alle imprenditrici artigiane di poter usufruire del voucher baby-sitting".

Mirella Marenco e Daniela Biolatto, rispettivamente presidente provinciale e regionale del Movimento Donne Impresa di Confartigianato, commentano così lo strumento, introdotto, in via sperimentale e nel limite di 2 milioni di euro per il 2016, che permette di superare la disparità tra imprenditrici e lavoratrici dipendenti. Il decreto prevede, infatti, la possibilità per le madri imprenditrici e lavoratrici autonome di richiedere, in sostituzione (anche parziale) del congedo parentale, tale contributo o per il servizio di baby-sitting o per i servizi per l’infanzia (erogati da soggetti sia pubblici che privati accreditati).

«Le mamme – sottolineano dall’Associazione – sono tutte uguali, indipendentemente dal lavoro che svolgono. Fare figli è un bene per tutto il Paese e deve essere un diritto garantito a tutte le donne, rendendo disponibili a tutte quei servizi e quelle condizioni indispensabili affinché non siano costrette a scegliere se lavorare o fare figli».

Confartigianato sottolinea infine la necessità di rendere strutturale il voucher che aiuta le imprenditrici a conciliare lavoro e famiglia.

«È necessario – concludono le dirigenti di Confartigianato – superare definitivamente l’incomprensibile disparità di trattamento tra dipendenti e imprenditrici. Una discriminazione particolarmente odiosa nei confronti delle titolari d’impresa escluse dagli interventi a tutela della maternità previsti per le lavoratrici dipendenti e che attualmente non godono di alcun sostegno per coniugare gli impegni professionali con la cura della famiglia».

c.s.

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