Un pomeriggio dedicato a ripercorrere l’insegnamento di Lidia Rolfi attraverso le sue parole e quelle di chi, negli anni, ha lavorato al suo fianco contribuendo a mantenerne vivo il ricordo e l’insegnamento.
Lidia Beccaria Rolfi, nacque a Mondovì nel 1925 dove morì il 17 gennaio 1996. Il 13 aprile 1944 fu arrestata dai fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana a Sampeyre e, successivamente il 27 giugno fu deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück insieme ad altre 13 donne. Rimase nel lager fino al 26 aprile 1945 e riuscì a rientrare in Italia nel settembre dello stesso anno. Nel 1978 scrisse insieme ad Anna Maria Bruzzone “Le donne di Ravensbrück”, prima opera in italiano sulla deportazione femminile nei campi di concentramento nazisti. Nel 1996 pubblicò “L’esile filo della memoria”, straziante ricordo del suo ritorno alla vita dopo l’esperienza del lager. Nel 1997 fu pubblicato postumo “Il futuro spezzato” saggio sull’infanzia durante la dittatura nazista.
Per tutta la vita lavorò con le scuole, con l’istituto storico per la Resistenza di Cuneo e con l’associazione nazionale ex deportati per far conoscere l’esperienza della deportazione femminile.
A ricordarla presso la sala rossa del comune di Fossano lo scorso 27 settembre c’erano l’amica insegnante Silvia Ghidinelli, Nino Costantino della Fondazione Nuto Revelli e il figlio Aldo Rolfi. Nel corso del convegno ne è stato tratteggiato da Silvia Ghidinelli un ricordo di “donna sicura, decisa, anticonformista, impegnata politicamente, consapevole della sua condizione di ex deportata.”
Nino Costantino, ex allievo di Lidia Rolfi, ha dato lettura del discorso pronunciato da Nuto Revelli al funerale della Rolfi, mentre il figlio Aldo ha sottolineato l’importanza di non cadere nel rischio dell’oblio: “La storia quando cessa di essere contemporanea corre sempre il rischio di cadere nell’oblio. 70 anni non sono nulla come tempo nella storia, eppure si sta dimenticando.”
L’incontro introdotto dal sindaco di Fossano Davide Sordella, è stato moderato dall’assessore alla Cultura Paolo Cortese.
Al termine del convegno si è proceduto ad intitolare il giardino di via San Michele a Lidia Rolfi. “Il valore che vogliamo dare è quello della testimonianza. Ogni volta che e persone passeranno da lì ci sarà la testimonianza di Lidia Rolfi” ha detto il sindaco Sordella.
“Abbiamo una grande responsabilità come amministratori quando scegliamo a chi intitolare un luogo. La scelta di Lidia Rolfi ha trovato coesione da parte di tutto il consiglio comunale” ha spiegato l’assessore Cortese.
All’intitolazione sono intervenuti anche alcuni studenti delle scuole primarie che hanno reso la cerimonia un momento per ricordare gli insegnamenti di Lidia Rolfi.











