Dipendenti delle poste in piazza contro la privatizzazione. Oggi le Segreterie Nazionali SLP-CISL, SLC-CGIL, FAILP-CISAL, CONFASAL.COM e UGL-COM hanno proclamato uno sciopero generale in Poste Italiane Spa.
Da questa mattina i lavoratori del Piemonte sono in presidio, in via Alfieri, davanti alla sede regionale di Poste Italiane. Nelle province di Asti, Biella, Cuneo, Torino e Vercelli, dove è stato avviata la nuova organizzazione del recapito a giorni alterni, è previsto un taglio di 392 posti di lavoro.
In Piemonte ci sono circa 1350 uffici postali: attualmente sono a rischio chiusura o riduzione orario 296. "La decisione del Consiglio dei Ministri", spiegano i sindacati, "di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del Ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane. Una decisione assunta a breve distanza dal primo collocamento azionario di oltre il 30% effettuato ad ottobre 2015".
"Una privatizzazione", proseguono, "che ha il solo fine fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio. Già da alcuni mesi in Piemonte si è assistito ai reiterati interventi di chiusura degli Uffici Postali nelle zone più disagiate e al recapito della corrispondenza a giorni alterni, scelta contestata recentemente dal Parlamento Europeo, che compromette qualità del servizio offerto e la garanzia del servizio universale".
"Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti profusi per darle una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’Azienda e la sua tenuta occupazionale", concludono in maniera unitaria i sindacati.













