Se campi, aie e parte delle cascine che circondano l’abbazia di Staffarda sono andate letteralmente a mollo per le forti piogge della scorsa settimana, non può passare sotto silenzio nemmeno la precaria situazione in cui versa l’abbazia stessa.
Ogni precipitazione atmosferica appena al di sopra della norma rappresenta infatti un duro colpo alla stabilità di uno dei più importanti monumenti del Piemonte e non solo, ormai da anni in balìa di se stesso e in condizioni di colpevole incuria.
La parte nord del tetto della chiesa è ancora coperta dai teloni che erano stati posti due anni dopo che una tromba d’aria e d’acqua si era abbattuta sulla zona, scoperchiandolo in più punti.
Ovviamente, dopo due anni, quei teloni non assolvono più la funzione che avrebbe dovuto essere di provvisorietà e le infiltrazioni all’interno della chiesa sono divenute veri e propri rivoli d’acqua che causano danni alle pareti e all’impianto elettrico.
L’Ordine Mauriziano, che ne è proprietario, ha effettuato sì vari sopralluoghi, ma non ha mai definito un piano d’intervento che consentisse di consolidare l’abbazia e gli edifici ad essa collegati.
“Mi chiedo che cosa succederebbe – afferma, preoccupato, il parroco don Ettore Signorile – se mai si verificasse una nevicata particolarmente copiosa. Temo che il tetto, in condizioni assolutamente precarie, potrebbe cedere compromettendo la stabilità dell’intero fabbricato. Ho più volte segnalato ai responsabili dell’Ordine Mauriziano la situazione, ma ho avuto risposte evasive. E’ mai possibile – si chiede don Signorile – che in due anni non si sia potuto provvedere ad un intervento di seria manutenzione del tetto? E pensare – osserva – che mi risulta sia stata stipulata un’assicurazione con questa specifica finalità. Mi chiedo – si interroga ancora il parroco – che cosa sarebbe successo se un atteggiamento di tale incuria fosse stato dimostrato dalla Diocesi. Probabilmente – fa notare sconsolato – qualche magistrato avrebbe già aperto un fascicolo’’.
Se è vero che ogni paragone con la chiesa di Norcia sarebbe esagerato, non si può non rilevare come questo edificio, preziosa testimonianza della religiosità e della cultura cistercense europea, rischia di fare la stessa fine.
Le precipitazioni dei giorni scorsi hanno rappresentato un ulteriore campanello d’allarme.
Sarebbe stato forse utile, attingendo ai fondi europei appositamente destinati all’abbazia, che prima di realizzare una mega centrale di riscaldamento che giace inutilizzata da anni ed è ormai inutilizzabile, si procedesse ad un consolidamento statico del fabbricato.
Ma la logica e il buon senso sovente non hanno la meglio: ed ecco spiegate (almeno in parte) le ragioni di un degrado che ogni giorno che passa diventa sempre più difficile da arrestare.









