Sono giorni convulsi nel Partito Democratico e non solo a livello nazionale.
Anche il “caso Cuneo” porta acqua al mulino della confusione che regna sovrana da alcuni giorni sotto il cielo del Nazareno, dove soffiano i gagliardi i venti di scissione.
Nel circolo di via Fratelli Vaschetto, avuto sentore che le segreterie regionale e nazionale sarebbero prossime a commissariare la sezione, si sta organizzando una resistenza ad oltranza.
Gli organi piemontesi e nazionali vorrebbero scongiurare la candidatura della senatrice Patrizia Manassero che aprirebbe una lotta intestina col sindaco uscente Federico Borgna, riproponendo gli scenari già visti nel 2012.
Ma la Manassero, da noi interpellata, non manifesta alcuna intenzione di voler mollare: “Ho riflettuto a lungo – dice – ma a questo punto l’unica decisione che potrebbe farmi tornare sui miei passi è la scelta di una diversa posizione che i militanti dovessero esprimere, cosa che non mi sembra nell’ordine delle cose. Un intervento d’imperio degli organi superiori del partito assumerebbe il significato di una prevaricazione che iscritti ed elettori non capirebbero”.
Per domenica sera 5 febbraio alle 21 è convocata la segreteria cittadina che valuterà il da farsi in attesa di convocare l’assemblea, cui spetta – a questo punto – l’ultima parola.
La segreteria regionale, che avrebbe dovuto riunirsi venerdì scorso a Torino, è stata riaggiornata a giovedì prossimo, in attesa di ripensamenti di cui, tuttavia, non si coglie alcuna avvisaglia. Ciò che invece si registra è una crescente tensione tra gli iscritti che affidano il loro disagio ai social.
“La storia di Cuneo – scrive ad esempio Alberto Castoldi, ex segretario cittadino ed ex presidente del Nuvolari - è piena di resistenza ai poteri forti , alle ingerenze esterne. Non si era mai visto, in tempi di pace, una così pesante pressione esterna (da Torino e Roma per intenderci) sul come risolvere questioni tutte locali come chi si candida e con chi governare una cittadina, peraltro periferica e piccola. In questo momento così confuso e difficile che sta attraversando l'Italia – osserva Castoldi - il pensare alle ‘bandierine' da piantare sulla mappa d'Italia fa ricordare i tempi non lontani di Emilio Fede e del TG4. Ma la politica cammina sulle gambe di uomini e donne che vivono quotidianamente la propria città. La politica piena di passione e senza calcoli vincerà ancora una volta, ne sono certo, pur sopportando (come lo stemma di Cuneo ci ricorda) le 'ragioni di stato' di chi qui non vive”.
L’ipotesi di commissariamento del circolo cuneese, così come la non autorizzazione all’uso del simbolo Pd alla lista per le amministrative del capoluogo di provincia sta aprendo un ulteriore fronte di conflitto in un partito già all’orlo di una crisi di nervi.
Le vicissitudini del centrosinistra cuneese – come già era successo all’indomani delle primarie delle amministrative del 2012 – sono nuovamente un “caso” nazionale.





