Incontro con Domenico Quirico, Salone Oratorio don Bosco, Saluzzo - 15 febbraio 2017 , organizzato dall'IIS Denina come formazione per studenti , insegnanti e aperto alla cittadinanza.
Avere finalmente a Saluzzo il reporter de “La Stampa” Domenico Quirico è stato una forte occasione di riflessione per adulti e studenti delle scuole superiori.
I ragazzi hanno rivolto al giornalista alcune domande sugli strumenti e le modalità della comunicazione dei media ed egli ha spiegato di ritrovarsi nella parola scritta, scelta forse per l'epoca in cui si è formato, ma il lavoro del bravo giornalista non dipende tanto dallo strumento, bensì da come lo usa. La società dell'immagine è venuta dopo. Il mondo ha conosciuto la guerra del Vietnam attraverso la foto della bambina che fugge dai bombardamenti al napalm, oltre tutto una foto non centrata e mossa. I fotografi fanno un piccolo gesto e fermano il tempo, il giornalista invece deve limare più e più volte il proprio testo. Il giornalismo è il rapporto personale di chi scrive con la realtà, è ciò che vede , è la commozione del singolo reporter che trasforma la conoscenza in coscienza, per quelli che non possono essere dove lui si trova (contesti di guerra, di violenza, che vanno raccontati). A quel punto nessuno potrà più dire che non lo sapeva, non si può dimenticare...
Per capire la veridicità di un racconto, il criterio che secondo Quirico va tenuto in considerazione è la presenza reale del giornalista sul posto: se ci si accorge che lui non c'era, se è un racconto carino ed edulcorato, bisogna dubitarne. Ciò che conta è la condivisione di quello che ha visto realmente, non di più, la coscienza del “testimone”.
Altro tema della serata è stata la realtà dell’Isis, dietro la quale secondo la lettura che ne dà il giornalista non c'è nient’altro che la volontà di ricreare l’antico impero dopo Maometto, dalla Spagna alla via della Seta. Arabia e Qatar inizialmente lo hanno finanziato, ma l’Isis non ha padroni. Si può avvalere di finanziamenti autonomi: vendita di petrolio, tasse su 8 milioni di abitanti delle zone occupate, vendita dei reperti archeologici ai musei americani o a privati russi e cinesi. Grave l’incapacità di capire da parte dell'Occidente e dell'America. Il califfo vuole costruire un impero e amministrarlo con i requisiti necessari: monopolio della forza; fornitura di servizi ( scuole); tribunali in cui si applica la Sharia, con un sistema giuridico riconosciuto; conio di moneta, uffici pubblici, tasse. In questo modo è dal 2014 che detengono quel potere: ciò cambia addirittura la gente, che assume certi comportamenti e un altro modo di vedere il mondo. Una buona parte la fa la propaganda, con i bambini che usano le armi, che studiano il Corano: ne hanno modellato la mentalità per formare la generazione della Jiad. I totalitarismi li abbiamo inventati noi, come nel caso del nazismo, ma il totalitarismo ha sempre bisogno di nemici per autogiustificarsi. Se la storia non fosse precipitata nella seconda guerra mondiale, ora ci sarebbe al potere la generazione di quei piccoli tedeschi educati nella propaganda.
La curiosità dei giovani non si è trattenuta dall’indagare il rapimento di cui Domenico Quirico è stato oggetto in Siria, di cui ha scritto un libro. Egli ha raccontato soltanto di aver subito due false esecuzioni. La sua riflessione a questo proposito è stata che, se pensiamo ai gulag, ai lager, alla perdita della libertà, ai sequestri dell'Anonima Sarda..la barbarie sta dappertutto! Noi non siamo la "civiltà "! Per raccontare quello che ha passato, c'è un' insufficienza delle parole, non si può condividere con nessuno perché il Male non è descrivibile.
A fronte della terribile esperienza del rapimento subito, i ragazzi volevano capire quale fosse la forte motivazione che ha spinto il giornalista a continuare il suo lavoro e a ritornare in quei difficili contesti. Questo punto ha toccato naturalmente l’intimo rapporto con la sua famiglia: la sua risposta è stata che non gli è possibile fare diversamente senza mettere in discussione quello che è, un TESTIMONE, allora deve andare in certi luoghi. Non crede che coloro che lo amano continuerebbero ad amarlo, dovrebbero amare un'altra persona. Se occuparsi di altri determina il dolore di chi gli vuole bene, dovrebbe rinunciare, ma gli è impossibile risolvere l'enigma se non accettare il dolore di alcuni per raccontare il dolore di altri. La sua conclusione è che forse il suo è un mestiere che deve fare solo uno che è solo...per un viaggiatore di professione, come lui, il viaggio perfetto è il viaggio senza ritorno, perché il vero viaggiatore si annulla nella materia che ha attraversato. Il ritorno a casa dopo questi viaggi comporta secondo Quirico il rischio di una intossicazione del Male, perché il Male ti deforma. A poco a poco cambia il tuo rapporto con le cose e con gli uomini...il giornalista ha detto che dopo aver descritto il Male non sarebbe più riuscito a scrivere una lettera d'amore.. Anche da noi il Male c'è, ma si presenta in forme meno strazianti, meno apocalittiche.
A proposito dei migranti, Quirico, che nel suo ultimo libro, “Esodo”, racconta la propria esperienza su un barcone, ha detto chiaramente che nessuno di noi avrebbe il coraggio di fare un viaggio come il loro. Il giornalista ne ha percorso solo alcune tappe, ma il passaggio in Libia non si può raccontare: là i migranti provenienti dall’Africa subsahariana devono trovare i soldi per pagarsi il passaggio in mare. Tribù di miliziani che controllano parti di città se li contendono, perché sono fonte di guadagno. Uno di Al Kaeda diceva di essere il sindaco, solo perché aveva un telefonino, ma le nostre categorie democratiche là non hanno senso. Non c'è quella che noi chiamiamo “polizia libica”! I migranti vengono rastrellati, imprigionati e affittati come schiavi per lavori pesanti. Donne e bambini, in una caserma fatiscente, erano lì da anni... E il risultato erano i figli piccoli...morti di fame, morti di sete. Non ve lo racconteranno mai, perché neanche nelle loro lingue ci sono parole.
A proposito delle migrazioni nell’Europa di oggi, Quirico ha fatto un significativo parallelismo tra la nostra situazione e quella della fine del mondo antico, quando la migrazione di tribù intere spinte verso Ovest dagli unni delle steppe ha iniziato a penetrare nell’impero romano e nel suo esercito, che poi ha dato vita ad una politica di ristabilimento dei confini per trattenere i barbari alle frontiere. Ciò non ha impedito però che i barbari dilagassero nell’ormai debole impero e si sovrapponessero alla vecchia popolazione latina. Dopo è nata l’ Europa moderna, la nostra, un patrimonio classico con le energie nuove dei popoli nuovi! Senza questo, il mondo antico sarebbe morto per la sua decadenza. Allo stesso modo, non c'è nessuna legge che possa fermare la migrazione attuale!! Bisogna saperla vivere standoci dentro. In Europa vivono 550 milioni di persone, ma nessuno muore di fame. Non ci sarà posto per un altro milione? Una bella sfida.
C. Dematteis





