Attualità - 24 aprile 2017, 13:43

A Serralunga d'Alba ingegneri da tutto il Piemonte per parlare di vulnerabilità del territorio, rischio e sicurezza

Il seminario ha presentato la situazione del territorio italiano, altamente soggetto ad eventi calamitosi, dai terremoti alle alluvioni, che ne rivelano la grande fragilità

A Serralunga d'Alba ingegneri da tutto il Piemonte per parlare di vulnerabilità del territorio, rischio e sicurezza

Nella splendida cornice nella Tenuta Fontanafredda a Serralunga d’Alba, in una sala affollata di ingegneri provenienti da tutto il Piemone, il 21 aprile 2017 l’Ordine degli Ingegneri di Cuneo, presieduto dall’Ing. Adriano Gerbotto, e la Federazione Interregionale degli Ordini degli Ingegneri del Piemonte e della Valle d’Aosta (FIOPA), presieduta dall’Ing. Giuseppe Zanardi, congiuntamente e con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), rappresentantato dall’Ing. Massimo Mariani, hanno organizzato il Seminario: RIDURRE LA VULNERABILITA’ PER CONVIVERE CON IL RISCHIO - SOLUZIONI SICURE PER UN TERRITORIO INSICURO

Ogniqualvolta si verifica in Italia un evento calamitoso riconducibile, almeno nelle determinanti principali, a cause naturali, si "riscopre" la congenita fragilità del territorio nazionale. Eppure si tratta di un dato inconfutabile: l'Italia è un Paese dove l'esposizione al rischio di calamità naturali (terremoti tettonici, dissesti idrogeologici, ecc.) è particolarmente elevata pur non raggiungendo i livelli che caratterizzano alcune "aree critiche" tristemente famose a livello internazionale (pensiamo al Giappone o ad alcune aree del Messico e degli Stati Uniti).

Evidentemente su questi temi perdura un processo di rimozione collettiva, fatta salva poi la rapida e drammatica presa di coscienza del problema in occasione di eventi che, per gravità, richiamano l'attenzione dell'intera nazione sui disagi delle popolazioni colpite e sugli ingenti danni economici ed ambientali. Una più radicata e diffusa consapevolezza del livello di esposizione al rischio avrebbe consentito, nel tempo, lo sviluppo di una adeguata politica di previsione e di prevenzione finalizzata alla riduzione della vulnerabilità del territorio. Bisogna infatti considerare che se il rischio di particolari eventi calamitosi appare in qualche modo ineluttabile, lo stesso non può dirsi dell'entità dei danni subiti.

L'ineluttabilità degli eventi è sicuramente alta per terremoti, rispetto ai quali non esiste alcuna possibilità di intervento. Diverso è il caso dei fenomeni idrogeologici ed in particolare delle alluvioni e delle valanghe: si tratta infatti di eventi che si innescano sulla base di circostanze metereologiche sostanzialmente incontrollabili, ma che trovano nell'inadeguata gestione e nella scarsa manutenzione di alcuni elementi territoriali fattori intervenienti di particolare rilievo. Per quanto concerne la possibilità di stimare la probabilità che tali eventi si verifichino in un determinato contesto territoriale, la ricerca scientifica ha messo a punto alcuni strumenti, basati essenzialmente sulle serie storiche a disposizione.

Si conoscono di fatto le zone a rischio sismico ed i periodi dell'anno in cui alcuni territori sono esposti a rischi metereologici. Queste informazioni non sono purtroppo correlate con le capacità previsionali, che rimangono molto limitate nel caso di te rremoti mentre per le alluvioni e le valanghe valgono considerazioni di natura differente: infatti analizzando determinati parametri fisici si possono prevedere le conseguenze nel territorio. Resta da chiedersi se, almeno rispetto alla prevenzione, le attuali conoscenze in merito ai fenomeni calamitosi possono risultare di aiuto.

Anche in questo caso l'analisi segue percorsi differenti: mentre per quanto concerne terremoti la prevenzione è indispensabile per limitare i danni, ma non può nulla contro gli eventi stessi, nel caso delle alluvioni e delle valanghe si può ritenere a tutti gli effetti che percorsi di prevenzione adeguati possano limitare o addirittura impedire lo svilupparsi di fenomenologie idrogeologiche pericolose o devastanti.

I numerosi e gravi eventi calamitosi che hanno colpito il nostro paese nell’ultimo anno offrono lo spunto per analizzare il ruolo insostituibile che deve svolgere l’ingegnere nella prevenzione, nella gestione delle emergenze e nella successiva ricostruzione. Numerosi sono stati in questi decenni gli studi, i progetti e gli interventi attuati che hanno visto il fondamentale contributo tecnico e scientifico degli ingegneri ed il seminario ha avuto la finalità di approfondire le tematiche di queste calamità naturali attraverso contributi tecnici e case histories.

La grande partecipazione di tecnici ha dimostrato il notevole interesse per un tema di grande attualità quale è la vulnerabilità del territorio nei confronti delle calamità naturali. Dopo i saluti delle autorità con la regia del moderatore, ing. Sergio Sordo si sono avvicendati negli interventi l’ing. Massimo Mariani, Consigliere C.N.I., l’ing. Luca Leonardi, il Geol. Giovanni Ansaldi, l’Ing. Roberto Castaldini, l’Ing. Secondo Barbero dell’Arpa Piemonte, l’ Ing. Carlo Condorelli dell’AIPo, l’ing. Valentina Foglino e l’ing. Marco Vicari. Durante i lavori sono state e videnziate significative soluzioni alle complesse problematiche dei dissesti idrogeologici. In considerazione de l grande successo dell’evento si intende procedere in futuro con altri eventi formativi per diffondere le più qualificate soluzioni ingegneristiche finalizzate a ridurre la vulnerabilità di quello splendido territorio che è l’Italia.  

rg

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