Dal 2012 nel comune di Caraglio è proibito l'accattonaggio. Chi venisse sorpreso a mendicare deve pagare una multa variabile da 25 a 500 euro, oltre a subire la confisca di tutto il denaro ricevuto precedentemente. Lo stabilisce un'ordinanza comunale emanata nel 2012 dal sindaco Giorgio Lerda e tutt'ora in vigore.
Di fronte a numerose rimostranze il primo cittadino si giustificò spiegando che avere i mendicanti per strada non è decoroso e che mendicanti che al mattino chiedevano l'elemosina erano poi stati sorpresi mentre cercavano di rubare. L’ordinanza individuava, quindi, tra accattonaggio e delinquenza, una sorta di consequenzialità, alimentando il falso ragionamento secondo cui coloro che chiedono l’elemosina sarebbero delinquenti.
Ora anche il Presidente della Repubblica ha stabilito che non si può multare chi chiede l’elemosina senza dare fastidio a nessuno. Sergio Mattarella ha, infatti, accolto il ricorso straordinario proposto dall’associazione "Avvocato di strada" contro un’ordinanza firmata dal sindaco di Molinella, un piccolo comune della provincia di Bologna. Tale ordinanza era analoga a quella del comune cuneese.
In particolare, si legge nella decisione notificata dal Presidente della Repubblica, recependo il parere del Consiglio di Stato, che:
– il Sindaco non può in nessun caso colpire con provvedimenti punitivi chi si limita a chiedere l’elemosina senza molestare o infastidire nessuno;
– il Sindaco non può utilizzare lo strumento dell’ordinanza contingibile ed urgente, concesso per contrastare situazioni di emergenza, per altri scopi;
– non è poi possibile emanare tali ordinanze senza prevedere un termine di efficacia, proprio perché devono riguardare solo emergenze temporanee.
Ci auguriamo che questo autorevole pronunciamento spinga il sindaco e il consiglio comunale di Caraglio a riflettere sul fatto che non è saggio colpire i sintomi di una situazione di malessere senza interrogarsi circa le sue radici.
Nel momento drammatico che stiamo vivendo ormai nessuno è più garantito e nessuno può escludere un peggioramento delle proprie condizioni di vita e quindi di trovarsi domani in una condizione oggi inimmaginabile. Non c'è davvero bisogno di alimentare un'inutile diffidenza ma di coltivare un'attitudine all'accoglienza ed all'incontro con gli altri.
Sergio Dalmasso per il Tavolo delle associazioni





