Attualità - 26 giugno 2017, 07:21

Indagine su Ubi Banca: chiesti 31 rinvii a giudizio che fanno parlare anche in Granda

Quasi in contemporanea alla richiesta della Procura di Bergamo, la Fondazione Crc ha sottoscritto 23,7 milioni euro per far fronte all’aumento di capitale di 400 milioni di euro deciso dal gruppo Ubi dopo l’acquisizione di Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti

Indagine su Ubi Banca: chiesti 31 rinvii a giudizio che fanno parlare anche in Granda

Quasi in concomitanza alla decisione della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo di sottoscrivere l’aumento di capitale di Ubi Banca, arriva da Bergamo la notizia che la Procura di quella città ha chiesto il rinvio a giudizio di 31 soggetti (30 persone più lo stesso istituto bancario).

L’inchiesta, che ha coinvolto i vertici di Ubi dal 2009 al 2015, chiama in causa i vertici del gruppo bancario per aver ostacolato il lavoro delle autorità di vigilanza e aver influenzato illecitamente le decisioni dell’assemblea. Secondo i magistrati, l’obiettivo era gestire l’istituto, determinando le nomine, attraverso un’intesa nascosta a Consob e a Bankitalia.

Nella richiesta di rinvio a giudizio – secondo quanto riferisce il quotidiano L’Eco di Bergamo - i pm descrivono il ruolo delle due “anime” di Ubi: quella bresciana, legata a Banca Lombarda, e quella bergamasca, riferita a Bpu, i due istituti che, fondendosi, dettero vita a Ubi. Secondo l’accusa, in Ubi c’era una “cabina di regia” che decideva le nomine degli organi dell’istituto e delle sue partecipate e che riusciva a influenzare l’orientamento dell’assemblea, utilizzando la rete di Ubi Banca per raccogliere deleghe.

Stando alle contestazioni degli inquirenti, in cabina di regìa ci sarebbero stati Emilio Zanetti e Giovanni Bazoli, per i quali è stato chiesto il processo insieme ad una serie di altri nomi che costituiscono il gotha della finanza lombarda. Per tornare alla sottoscrizione deliberata dal Consiglio generale della Fondazione Crc il 20 giugno, questa si riferisce all’aumento di capitale di 400 milioni di euro che Ubi ha deciso a seguito dell’acquisizione di altre tre banche: Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti.

La Fondazione Crc parteciperà all’operazione con 23,7 milioni di euro, in proporzione alla quota azionaria detenuta (5,9% del capitale di Ubi). L’adesione all’aumento comporta un esborso pesante per le casse della Fondazione Crc, tant’è che ha sollevato anche perplessità, visto che il Protocollo Acri prevede che le Fondazioni cedano progressivamente le quote di proprietà delle banche. I fautori della decisione sostengono che con questa scelta, che dovrà ora passare al vaglio del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze), la Fondazione Crc mantiene inalterata la propria quota di partecipazione in Ubi Banca.

Un altro aspetto, tutt’ora circondato da un alone di mistero e del quale si è occupata la stampa economica nazionale, riguarda le dimissioni improvvise di Gianluigi Gola dal Consiglio di sorveglianza di Ubi, per ragioni che non sono mai state rese di pubblico dominio. Il posto di Gola è stato assunto, con un escamotage tecnico, dal presidente della Camera di Commercio di Cuneo, Ferruccio Dardanello. L’uomo politico monregalese, che è anche presidente di Unioncamere, non è comunque stato designato in quota Fondazione Crc, considerato che lo statuto della stessa, per ragioni anagrafiche, non lo consentiva.

redazione

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