La città di Mondovì veste i panni del Comune capofila nel Monregalese, aprendo per prima le porte all'adozione del registro per la raccolta dei testamenti biologici sui trattamenti di fine vita: una proposta discussa quattro volte in Consiglio comunale nell'ultimo decennio e che nell'ultima sduta ha raccolto la quasi unanimità dei consensi (astensione da parte del consigliere di minoranza Laura Barello).
"Una decisione storica e importante", ha commentato raggiante il consigliere d'opposizione Stefano Tarolli, che più di chiunque altro, in questi ultimi due lustri, ha fortemente creduto in questa possibilità, riproponendola con convinzione a poco più di un anno di distanza dall'ultima volta che fu discussa: in quell'occasione, il provvedimento non venne adottato a Mondovì per una sola preferenza mancante.
Malgrado le lacune legislative esistenti circa quest'importante tematica, esse tuttavia non impediscono la predisposizione del proprio testamento biologico (come affermato da autorevoli pronunce della Corte di Cassazione), formando un atto che certifichi il desiderio di chi lo firma di esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita e con il quale sia possibile indicare quali terapie si intendano accettare nell'eventualità in cui la persona si dovesse trovare nell'incapacità di esprimere il proprio consenso informato.
Il registro di raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento, in assenza di una specifica disposizione normativa nazionale, non potrà essere vincolante, ma costituirà ugualmente un valido ed efficace riferimento del medico in merito alla volontà del paziente che si trovi impossibilitato a manifestare il proprio diritto ad acconsentire o non acconsentire alle cure proposte, soprattutto nel caso di contenziosi terapeutici.





