Politica - 02 novembre 2017, 10:00

Alle urne col Rosatellum bis forse già domenica 4 marzo 2018

E’ opinione diffusa tra i parlamentari che il Governo Gentiloni, dopo l’approvazione della legge di Bilancio, si presenti dimissionario alle Camere. In attesa della definizione dei collegi ecco in sintesi i punti salienti del nuovo sistema elettorale

Alle urne col Rosatellum bis forse già domenica 4 marzo 2018

Con l’approvazione della nuova legge elettorale da parte delSenato, avvenuta la scorsa settimana, si è aperta la strada che porterà alle elezioni politiche nazionali.

Nonostante le innumerevoli vicissitudini, la legislatura che sta per chiudersi, la XVIIesima, è stata una delle poche della storia repubblicana ad essere arrivata a scadenza naturale.

Le scorse elezioni politiche si erano svolte il 24 e il 25 febbraio 2013.

E’ opinione diffusa, una volta approvata la Legge di Bilancio, che il Governo si presenti dimissionario alle Camere.

C’è chi indica il 4 marzo 2018 come possibile domenica in cui il Paese sarà chiamato alle urne; con qualche mese d’anticipo, dunque, rispetto alle date ipotizzate fino a qualche settimana fa che parlavano di fine maggio o inizio giugno.

Tutti sono convinti che subito dopo le elezioni regionali siciliane ci sarà un’accelerazione e scatterà la campagna elettorale.

Prima che entri nel vivo vediamo i punti salienti del nuovo sistema elettorale.

Il Rosatellum bis è un sistema misto proporzionale e maggioritario.

Un terzo dei candidati viene eletto in collegi uninominali e due terzi, con listini bloccati (da un minimo di 2 a un massimo di 4 candidati), con il proporzionale in collegi plurinominali.

A diversità del Mattarellum, in cui c'erano due schede, è prevista una scheda unica nella quale il nome del candidato nel collegio è affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono.

Non sono consentiti il voto disgiunto, né l’indicazione di preferenze.

Il 36% dei seggi viene assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, il 64% con criteri proporzionali.

Alla Camera sono previsti 232 collegi uninominali, gli altri 386 seggi sono assegnati con il proporzionale a cui vanno aggiunti i 12 seggi delle circoscrizioni estere.

Al Senato i collegi uninominali sono 102 e 207 i plurinominali oltre ai 6 seggi degli eletti all’estero.

E’ prevista una soglia di sbarramento al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni a livello nazionale sia per la Camera che per il Senato.

Il nuovo sistema elettorale prevede le possibilità di coalizioni.

Non sono necessari programmi e candidati comuni: basta una dichiarazione “di apparentamento".

I voti delle liste collegate che non raggiungano il 3% cento, ma superino comunque l'1%, vanno assegnati alla coalizione.

Sono consentite fino a un massimo di 5 nomi nei listini proporzionali. Un candidato del collegio uninominale maggioritario può anche candidarsi, sempre per un massimo di 5, nel proporzionale.

Sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. La ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell'uninominale che nel proporzionale, è su base regionale e non nazionale.

I gruppi parlamentari costituiti prima del 15 aprile 2017 non dovranno raccogliere le firme. Per le nuove formazioni politiche e per chi non ha un gruppo autonomo in Parlamento, limitatamente alle prossime elezioni politiche, il numero di firme è stato abbassato da 1500 a 750.

Per la definizione dei collegi è stata affidata una delega al Governo, che dovrà provvedere entro 30 giorni.

Per quel che riguarda la provincia di Cuneo dovrebbero essere due i collegi uninominali alla Camera: Cuneo-Saluzzo-Savigliano e Alba-Bra-Mondovì Fossano.

Quello senatoriale ricomprenderebbe invece l’intero territorio della Granda.

Ma per avere la certezza occorre attendere la legge delega del Governo.


GpT

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