Il fenomeno delle liste d’attesa rappresenta uno dei punti più critici dei moderni sistemi sanitari, in grado di compromettere l’accessibilità e la fruibilità delle prestazioni da parte dei cittadini. I dati sono stati presentati nel corso di un convegno tenutosi venerdì 1° dicembre ed è frutto di una ricerca effettuata da Spi CGIL, FNP Cisl e UILP Uil.
Il problema delle liste di attesa si profila, quindi, innanzitutto come una questione di welfare. Esso nasce dalla discordanza tra domanda e offerta di prestazioni: da un lato, le richieste di queste sono moltissime e non sempre appropriate, dall’altro, le risposte – in termini di visite specialistiche o prestazioni diagnostiche – che il sistema sanitario è in grado di fornire sono limitate. Di fronte a questo gap tra domanda e offerta, che fa incrementare notevolmente i tempi che intercorrono tra la prenotazione della visita o dell’esame e la sue erogazione, i cittadini si trovano spesso costretti a ricorrere alle prestazioni fornite dalle strutture private o a rinunciare ad esse, soprattutto quando non sussiste la possibilità economica per rivolgersi a tale settore.
In termini di welfare, quindi, è facile intuire come questo circolo vizioso possa impattare, anche notevolmente, sulle condizioni economiche dei cittadini e imporsi come un fattore destabilizzante sui redditi familiari. Non solo, in alcuni casi – come si è visto nemmeno pochi – in cui le persone rinunciano o rimandano le cure, le lunghe liste d’attesa divengono un ostacolo per il soddisfacimento di uno dei più importanti diritti sociali, quello alla salute, appunto.
La ricerca analizza le situazioni, provincia per provincia.
Nella Granda operano la ASL CN1, la ASL CN2 e l’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle. La ASL CN1, per quanto riguarda le liste d'attesa, presenta un prospetto in formato pdf, ordinato e di facile lettura. L’aggiornamento è buono (ultimi dati: aprile 2017). Purtroppo è possibile ricostruire lo storico soltanto relativamente al 2017: non è presente un archivio degli anni precedenti. Un’altra carenza è quella relativa al privato convenzionato, cui non viene fatta menzione. I dati sono suddivisi in base ad aree, non meglio definite nel foglio dati, e non in base ai 4 distretti presenti nella ASL.
La visita cardiologica presenta una situazione problematica: in quattro delle nove aree si supera il limite dei trenta giorni. Se per Dronero e Fossano la situazione non è preoccupante (32), nell’area di Borgo San Dalmazzo e di Ceva si ha un tempo di attesa quasi doppio.
Chirurgia generale è disponibile in 5 aree, con tempi di attesa soddisfacenti. Oculistica è prenotabile in tutte le aree, ma nel caso di Borgo San Dalmazzo è necessario attendere ben 108 giorni. Anche per ortopedia si ravvisa qualche difficoltà: è disponibile solo in 5 aree e in due di queste l’esame non si svolgerà entro un mese. La situazione è migliore per quanto riguarda urologia: disponibile in 5 aree, viene quasi sempre svolto entro un mese. Le stesse aree offrono anche l’esame neurologico: per questa visita, il limite di trenta giorni è superato in due occasioni ma senza ravvisare situazioni particolarmente problematiche.
L’elettrocardiogramma dinamico non sembra presentare particolari problemi: disponibile in quasi tutte le aree, vi si può accedere in tempi ragionevoli. Soltanto nell’area di Cuneo e Fossano non è rispettata la soglia dei 60 giorni, ma anche lì la situazione non è critica. Le liste d’attesa sono ben diverse se il paziente necessita di una colonscopia: erogata in quattro aree, soltanto a Mondovì la si può prenotare in tempi brevi. A Savigliano e Saluzzo l’attesa supera i 200 giorni.
Gravi criticità sono presenti anche nel caso dell’esame del fundus oculi: in due casi si superano i 100 giorni di attesa e in altri due si attende per oltre 200 giorni. La risonanza è prenotabile soltanto nell’area di Savigliano e Fossano, ma in tempi più che ragionevoli. L’ecografia e l’audiometria mostrano un’ottima diffusione sul territorio e tempi di attesa brevi.
La ASL CN2 presenta un foglio dati Excel estremamente completo e abbastanza leggibile (molto positiva la scelta di predisporre i filtri-dati in alto,così che l’utente possa individuare più facilmente i dati di suo interesse). La suddivisione dei dati avviene in base alle strutture erogatrici, tra cui è presente anche una struttura privata convenzionata. Si deve purtroppo ravvisare una grave carenza informativa: i dati non vengono aggiornati mensilmente. L’ultimo dato disponibile è quello di aprile, ma andando a ritroso di sei mesi, si ritrova soltanto il dato di febbraio. Sono completamente assenti i fogli-dati degli altri mesi.
L’elettrocardiogramma dinamico Holter è prenotabile soltanto in tre strutture (tra cui quella privata) e nel pubblico è necessario attendere oltre 100 giorni. Per la colonscopia la situazione è analoga: disponibile soltanto nei due ospedali, in entrambi i casi si deve attendere per circa 100 giorni. Decisamente meglio per l’esame del fundus oculi, prenotabile in cinque strutture: solo in due casi si supera il limite prescritto (Bra: 167; Canale: 83). La risonanza magnetica muscolo scheletrica è disponibile soltanto in una struttura pubblica, l’Ospedale di Alba: è però necessario attendere 84 giorni. Nel privato il tempo di attesa si ferma invece a 20 giorni. Più positive le restanti prestazioni: l’ecografia, pur essendo disponibile soltanto nei due ospedali e nella struttura privata, è prenotabile in tempi brevi; l’esame audiometrico tonale è disponibile in tempi molto brevi in tre strutture pubbliche.
L’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle mette a disposizione degli utenti un comodo e completissimo sistema informatico per la lettura dei tempi di attesa. Non soltanto l’aggiornamento è buono (maggio 2017), ma è possibile consultare facilmente anche lo storico degli ultimi 12 mesi, per apprezzare l’evoluzione dei tempi di attesa delle prestazioni di proprio interesse.
Purtroppo l’encomio relativo alla completezza dei dati non può essere esteso alla consistenza delle liste d’attesa. Cardiologia negli ultimi sei mesi ha presentato un attesa media di 75 giorni; oculistica richiede addirittura 134 giorni, mentre è necessario attendere circa due mesi per ricevere una visita ortopedica o urologica. La situazione è buona per quanto riguarda chirurgia generale: nell’ospedale sono presenti due reparti (Chirurgia 1 e Chirurgia 2); a titolo esplicativo sono stati riportati i dati di Chirurgia 1. Anche quelli di Chirurgia 2, comunque, sono assolutamente simili e positivi. Così come il reparto di neurologia, capace di offrire una visita specialistica mediamente in 30 giorni. Va decisamente meglio per quanto concerne alcune prestazioni diagnostiche. L’ecografia e l’elettrocardiogramma sono disponibili entro i due mesi prescritti; l’esame audiometrico addirittura presenta un’attesa media di soli due giorni. Decisamente negativo il dato relativo alla colonscopia, che richiede 213 giorni di attesa.
L’esame del fundus oculi e la risonanza muscolo scheletrica non sono disponibili: probabilmente in realtà è possibile accedere a queste prestazioni, ma esse sono codificate in modo diverso all’interno del sistema informatico dell’Azienda Ospedaliera.
In primo luogo, il gap tra domanda e offerta di prestazioni appare consistente e legato primariamente a dinamiche inerenti l’offerta stessa di queste. In base alle informazioni riguardanti l’organizzazione del Sistema Sanitario piemontese e ai risultati delle interviste condotte con i testimoni privilegiati, le aree di maggiore vulnerabilità sono quelle riguardanti l’organizzazione stessa del Sistema Sanitario Regionale, le dinamiche esistenti tra settore pubblico e quello privato, il personale e gli orari di apertura degli ambulatori specialistici.




