Attualità - 15 dicembre 2017, 14:02

Casa di reclusione di Fossano: il 50% dei detenuti più spostati è di origine straniera

La Garante delle persone ristrette Rosanna Degiovanni ha relazionato al comune: i detenuti stranieri, avendo spesso pochi contatti all'esterno, sono quelli più facilmente spostabili

Rosanna Degiovanni e Bruno Mellano, foto di repertorio

Rosanna Degiovanni e Bruno Mellano, foto di repertorio

Lo scorso martedì 12 dicembre la garante delle persone ristrette nella libertà personale del Comune di Fossano ha relazionato di fronte ai gruppi consiliari riuniti in Commissione Politiche Sociali.

Dalla relazione emerge una popolazione di 94 detenuti di cui 48 stranieri e 46 italiani a fronte di una capienza di 133 posti.

La casa di reclusione di Fossano è a custodia attenutata, ovvero i detenuti sono inviati a Fossano se devono scontare pene brevi o se la pena è giunta verso la fine, è dunque molto frequente il ricambio e i dati di popolazione sono molto variabili.

A costituire il maggior flusso sono gli stranieri che a Fossano superano con il loro 50% la media nazionale del 36,5% e che sono i detenuti maggiormente spostati. Nei trasferimenti, infatti, vengono tenuti in considerazioni i legami con la famiglia e spesso i detenuti stranieri non ricevono visite avendo le famiglie lontane.

Due sono i reati che hanno la maggior frequenza: la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti, le rapine e i furti.

Tra i 94 ristretti, tutti con sentenza definitiva, coloro che godono di benefici sono 24 (1 semilibero, 3 ammessi al lavoro interno, 12 al lavoro esterno e 8 permessanti). Le 13 persone che lavorano all'esterno sono impiegate in diverse strutture: 7 allo SFAP (Scuola di formazione per il personale dell'Amministrazione penitenziaria) a Cairo Montenotte, 4 alla Cascina agricola Pensolato di Sant'Antonio Baligio, 1 al Centro ippoterapico, e 1 come volontario alla Caritas. Viceversa le 3 persone impiegate in lavori all'interno si occupano di attività a carattere prevalentemente domestico nella zona non detentiva.

Una costante difficoltà, che crea anche qualche preoccupazione ai detenuti, è la difficoltà di individuare progetti lavorativi che rappresentino una certa continuità, i posti di lavoro, sia all’esterno che all’interno sono infatti limitati e vincolati a progetti non sempre ripetuti con continuità. Il detenuto impiegato alla Caritas sta oggi lavorando proprio alla ricerca e stesura di bandi destinati a creare opportunità lavorative da estendere a chi gode dei benefici dell’Articolo 21.

Ad oggi l’organico della Casa di Reclusione a custodia attenuata di Fossano prevede, oltre alla figura  del Direttore, 3 educatrici e 1 psicologa per l’area trattamentale e per l'area della sicurezza 79 Agenti di Polizia Penitenziaria di cui 10 impiegati in attività amministrative. Per quanto riguarda l'UEPE (Ufficio Esecuzione penale esterna) di Cuneo a cadenza settimanale c’è un'assistente sociale che costituisce il tramite tra il carcere e le famiglie dei ristretti.

I ristretti che non godono di benefici vengono impiegati in vari tipologie di attività lavorative domestiche assegnate in base ad una graduatoria e con il sistema della turnazione mensile (addetti alle pulizie, alla distribuzione pasti, alla lavanderia, lavapiatti). Solo alcuni lavori hanno una durata maggiore o sono fissi in quanto richiedono delle specifiche competenze (lo scrivano, addetti alla cucina, ai conti correnti, all'ufficio spesa, al magazzino, alla manutenzione della struttura). Coloro che sono in possesso di attestati di specializzazione hanno la precedenza sugli altri. Si tratta in ogni caso di posti molto ambiti soprattutto da quando la normativa ha previsto un sostanziale aumento della retribuzione di queste attività.

A fine pena, infatti, al detenuto viene richiesto di corrispondere allo Stato un contributo per le spese di mantenimento sostenute. L’attività lavorativa interna e quella esterna permettono, oltre a contribuire al mantenimento delle famiglie, a iniziare la restituzione di questo debito che ogni detenuto, al momento del ritorno in libertà, ha nei confronti dello stato.

L'istituto dispone di una biblioteca, locale costituito da due spazi ampi e luminosi aperti quotidianamente con una discreta scelta di libri. Ho messo in contatto la Biblioteca Civica con il carcere a cui sono stati forniti un buon numero di testi. Il servizio continuerà anche per l'anno prossimo.

I ristretti possono praticare attività sportiva presso una piccola palestra fornita di alcuni attrezzi per esercitazioni individuali e nel grande cortile passeggi per attività sportive e di gruppo all'aperto come calcio, tennis, calcetto, pallavolo, ping pong e corsa.

In collaborazione con il SERT di Savigliano da alcuni anni è attivo un corso per prevenire le dipendenze (alcol, droga, gioco d'azzardo)

Sono inoltre attivi: un corso di disegno settimanale per 10 iscritti; un corso di teatro settimanale per 13-14 partecipanti; un corso di lettura quindicinale con 12 partecipanti. Questi corsi sono gestiti da volontari che hanno presentato un progetto in collaborazione con l'area educativa.

L'istituto dispone anche di un teatro con una capienza di circa 70/80 posti, recentemente oggetto di un restauro i cui lavori sono stati tutti eseguiti dai ristretti, e di un aula per attività musicale dotata di alcuni strumenti, ma da inizio anno non è più attivo alcun corso, da quando cioè la volontaria che se ne occupava ha lasciato l'incarico.

Essendo questa attività di grande beneficio per i ristretti ed avendo io stessa avuto molte richieste affinché venisse ripresa, mi sono occupata di interessare la Fondazione Fossano Musica, tramite il Direttore Gianpiero Brignone – ha spiegato Rosanna Degiovanni -. Nell'incontro tenutosi a fine ottobre, al quale hanno partecipato anche la capo area educativa e la psicologa, abbiamo constatato la sua disponibilità e da subito ipotizzato vari e possibili percorsi coinvolgenti docenti dell'Istituto Baravalle. E' di questi giorni la notizia che il Cda della Fondazione ha approvato il progetto “Musica in carcere” che ha ottenuto un finanziamento di € 2.000 dalla Fondazione CRT per 80 ore di attività a partire da gennaio 2018”.

Anche per il corrente anno l'attività del garante è stata impostata e portata avanti su due fronti in modo parallelo. Sul fronte interno con la presenza bi-settimanale in istituto per colloqui individuali su esplicita richiesta dei ristretti, per visite nelle sezioni o negli spazi comuni in particolari occasioni, per incontri con la direzione e gli operatori. “In totale ad oggi ho effettuato 64 visite e tenuto 150 colloqui con 60 detenuti. Le problematiche che mi sono state sottoposte si possono riassumere in: difficoltà nella comunicazione e relazione con alcuni operatori, sia dell'area trattamentale che della sicurezza, esiguità di opportunità lavorative interne e quindi di un sussidio economico non comprensione dei meccanismi e dei criteri utilizzati nella graduatoria per l'impiego in attività lavorative /lamentele su disparità di trattamento tra ristretti e tra italiani e stranieri, la mancanza di risposte a istanze e domande di permessi da parte della Magistratura di Sorveglianza / risposte che giungono dopo un tempo di attesa eccessivo, troppe ore di permanenza nelle celle e limitate occasioni di socialità, impossibilità a rinnovare la patente di guida, problemi per ottenere sussidi di disoccupazione dall'INPS, difficoltà a trovare una sistemazione all'esterno dove essere accolti per poter ottenere i benefici di pene alternative, difficoltà ad incontrare i familiari perché troppo lontani o indigenti, richieste di aiuto rispetto alla propria situazione giudiziaria. Il quadro complessivo delle richieste tocca diversi aspetti delle criticità del sistema dell'esecuzione penale in Italia, dei quali ci occupiamo come garanti in sede di coordinamento sia regionale che nazionale perché necessitano di azioni programmatiche e congiunte. Per quanto è nelle mie facoltà personali e per quello che il ruolo istituzionale mi consente ho sempre cercato di perorare le cause, ritenute fondate, sia presso la direzione o presso i responsabili delle aree interessate, sia attraverso contatti diretti con la Magistratura di Sorveglianza e l'Ordine degli avvocati della provincia di Cuneo”.

Un obiettivo raggiunto è quello del nuovo regolamento interno all’Istituto. Con il passaggio alla custodia attenuata, nel 2015, avrebbe dovuto essere modificato il regolamento con un cambiamento sostanziale del numero di ore dei detenuti a celle chiuse. La normativa, infatti, prevede che siano al massimo 8 le ore in cui i detenuti di un carcere di questo tipo devono restare nelle proprie celle a porte chiuse, mentre il vecchio regolamento prevedeva un’apertura dalle 8.30 alle 19. Il 23 ottobre scorso è entrato in vigore il nuovo regolamento che prevede le celle aperte fino alle 22. Entro le 20 i detenuti devono rientrare nell’area abitativa, ma possono restare nei corridoi e comunicare tra loro. Mancano ancora gli spazi di socializzazione, ma un ulteriore miglioramento è stato determinato dalla sorveglianza dinamica. Non c’è più l’agente al piano fisso, ma, grazie all’uso di videocamere, i detenuti possono avere una maggiore autonomia. Gli agenti percorrono l’area detentiva in gruppo e ne garantiscono la sicurezza. “Questa minore presenza degli agenti ha permesso ai detenuti di rilassarsi nei momenti di condivisione e sono già diminuiti gli episodi di tensione”

Non ha viceversa ancora visto la luce il progetto per uno “sportello di orientamento legale” che possa supportare i ristretti impossibilitati a permettersi un legale qualificato, coloro che faticano a districarsi nelle maglie del sistema giudiziario e chi si trova alle prese con complicate questioni personali da risolvere. Sono stati fatti tutti i passaggi lunghi e necessari con la collaborazione del Garante regionale, dell'Ordine degli avvocati e della Camera Penale, nonchè del precedente Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria.

Sul fronte esterno con la collaborazione e partecipazione al gruppo di lavoro finalizzato all'individuazione di possibili situazioni alternative alla detenzione e/o al reinserimento per detenuti in uscita con la Caritas diocesana, le associazioni Cultura dal basso e Noialtri e il Cnosfap nella definizione dei progetti Manuattenzioni, Cascina Pensolato e Museo Social.  Progetti che hanno preso avvio a partire dal gennaio scorso con Manuattenzioni e a marzo con Cascina Pensolato. Progetti, specie quest'ultimo, in fase di ulteriore sviluppo e che potrebbe vedere la partecipazione di altri possibili soggetti partner e il coinvolgimento oltre a un maggior numero di persone ristrette anche di altre fasce svantaggiate della popolazione (in particolare portatori di handicap fisici e psichici, disoccupati, immigrati).

Ho contribuito inoltre alla promozione ed organizzazione di eventi all'interno dell'Istituto su tematiche culturali che, oltre a costituire un momento di svago e riflessione per i ristretti, sono anche stati un'occasione di incontro ravvicinato tra il “dentro”e il”fuori” tra fossanesi e cittadini “temporanei” di Fossano” ha continuato la garante riferendosi agli incontri con Elvio Fassone e Marco Malvaldi, all’incontro dedicato a Caravaggio e a Cinedehors.

All’incontro in Sala Rossa di martedì hanno presenziato la presidente del Consiglio comunale Rosita Serra, il capogruppo del PD Paolo Lingua, i consiglieri di maggioranza Marina Eandi, Diego Castellino e Marisa Isoardi e i consiglieri di minoranza Gianfranco Dogliani e Antonio Vallauri.

Agata Pagani

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