Attualità - 21 febbraio 2018, 15:15

Il manifesto politico di Coldiretti ai candidati: 5 cose, 0 costi, 100 giorni

Rivarossa e Arosio: "Non ci interessa esprimere un’opinione tra le tante. Ai nostri soci vogliamo invece indicare chi, prima del voto, vuole “mettere la faccia” sulle cose che più ci stanno a cuore"

Foto generica

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"Noi stimiamo la politica. Quella che favorisce la costruzione del bene comune. Quella che lascia fare a chi nella società sa fare (è la sussidiarietà) piuttosto che imporre interventi diretti dello Stato (è lo statalismo). Stimiamo il ruolo dei partiti e di chi si impegna per servizio. Desideriamo un Paese “normale”, che non abbia il rancore come caratteristica, che valorizzi ciò che nasce dal basso e che aiuti chi non ce la fa."

Il nostro approccio alle elezioni è diverso – dichiarano Bruno Rivarossa e Tino Arosio di Coldiretti Cuneo - . Non ci interessa esprimere un’opinione tra le tante. Ai nostri soci vogliamo invece indicare chi, prima del voto, vuole “mettere la faccia” sulle cose che più ci stanno a cuore. Sono cinque cose da fare in cento giorni e a costo zero per lo Stato. La sfida è lanciata ai candidati di tutte le forze politiche. Chi ci sta metta la firma.

- Etichettatura, la madre di tutte le battaglie

Chi ci sta a confermare le norme sulla etichettatura del latte, del grano, della pasta, del riso, dei derivati del pomodoro e ad estendere l’origine in etichetta a tutti i prodotti? Chi ci sta ad opporsi con forza ad un provvedimento europeo che tende a cancellare quanto abbiamo fatto di buono in Italia?

- Il Ministero del cibo

Chi ci sta a creare un Ministero unico che sovraintenda alle politiche del cibo, a partire dai produttori agricoli per arrivare ai trasformatori, ai distributori e ai consumatori mettendo insieme competenze agricole (ora in capo al ministro dell’agricoltura) e agroalimentari (ora in capo al ministro dello sviluppo economico)? A nessuno sfugge quali potrebbero essere le straordinarie conseguenze di tale accorpamento. C’è in Francia. Facciamolo anche da noi.

- La semplificazione

Chi ci sta ad investire su chi - come i Centri di assistenza agricoli – può velocizzare i tempi nelle istruttorie e nei processi di autorizzazione delle pratiche agricole, lasciando allo Stato i controlli? Senza questa rivoluzione la burocrazia lenta e pasticciona continuerà ad essere il grande avversario dello sviluppo.

- Via il segreto sulle importazioni

Chi ci sta a togliere il segreto che oggi impedisce agli italiani di sapere da dove arrivano e dove vanno a finire i prodotti agricoli importati per essere poi trasformati e portati sulle nostre tavole? Dalle pesche che riempiono i mercati proprio nel periodo di raccolta, al grano pieno di glifosato durante la trebbiatura. Chi è d’accordo ad istituire un Garante che controlli l’andamento dei prezzi dei prodotti agricoli per evitare speculazioni?

- La legge sui reati agroalimentari

Chi pecca contro il cibo pecca contro i nostri figli. I reati sul cibo colpiscono la persona, la sua salute. Chi ci sta a colpire duramente questi reati, come indicava il disegno di legge della vecchia legislatura?

"Queste le cinque cose che sottoponiamo a tutti i candidati. Non costano, ma avrebbero un impatto decisivo sulla vita delle imprese agricole che sono un grande valore di questa grande nazione e che nessuno può permettersi di indebolire. Attendiamo risposte dai candidati che renderemo note, augurando a tutti un buon lavoro in Parlamento."

c.s.

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