On. Gribaudo, nel Paese stanno crescendo gli squilibri sociali: aumenta il numero dei nuovi poveri e sono sempre di più le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. Che cosa propone il suo partito, il Pd, al riguardo?
“Gli squilibri sociali sono cresciuti dall’esplosione della crisi economica, perché la prima causa di povertà è la perdita del lavoro. Un rischio sempre concreto se non si proseguirà sulla strada della crescita. In questi anni il Pd al governo ha messo in campo il primo strumento universale di lotta alla povertà, il REI (reddito di inclusione sociale), per il quale le persone in condizione di disagio possono fare domanda presso i Comuni da gennaio di quest’anno, e da luglio sarà aperto a tutti coloro che hanno un ISEE molto basso. Nel 2013 le risorse sul sociale erano totalmente azzerate: solo su questo abbiamo investito oltre due miliardi. Siamo poi tornati a finanziare il fondo per la non autosufficienza, inserito e reso strutturale il bonus degli ottanta euro in busta paga per dare ossigeno alle famiglie. Il Rei è stato il punto d’arrivo di questo percorso, dopo alcune mirate sperimentazioni nelle città più grandi: ogni individuo o famiglia verrà preso in carico e accompagnato fuori dalla condizione di bisogno attraverso non solo un sussidio, ma la ricerca di un lavoro, seguito dai servizi territoriali”.
La questione immigrati è percepita, anche nella nostra provincia, come uno dei principali problemi. A questo, molti associano il tema della sicurezza. Qual è il suo pensiero in proposito?
“È strumentale legare il tema dell’immigrazione a quello della sicurezza: stando ai dati delle forze dell’ordine non solo scopriamo che spesso è la realtà mediatica ad alimentare un disagio crescente, ma tristemente vediamo che le violenze più numerose sono quelle tra le pareti domestiche. Detto questo, mi rendo conto che oggi si tende a mettere tutto insieme e allora le dico come la vedo: 1. Per me la sicurezza va garantita dalle forze dell’ordine e non da pistoleri in camicia verde o altro; 2. Verso chi compie crimini di qualsiasi tipo, lo Stato deve essere presente e severo indipendentemente dall’etnia o dal Paese di origine, ma ricordiamoci che la maggior parte di coloro che arrivano nel nostro Paese fuggono da situazioni di guerra, di violenza o dall’estrema povertà e cercano soltanto un lavoro che permetta a loro e alle loro famiglie di avere un’esistenza dignitosa. Le sfide sono due: da una parte riuscire a integrare correttamente gli immigrati che si stabiliscono nelle nostre realtà, non con un assistenzialismo sbagliato, ma attraverso azioni mirate: queste persone vanno dati tutti gli strumenti per comprendere la nostra lingua, le nostre leggi, diritti e soprattutto doveri. Vorrei poi sottolineare che da quando al Ministero degli Interni è arrivato Marco Minniti del Pd, gli sbarchi sono calati del 70%percento e anche nella Granda si è finalmente recepito un cambio di passo. Si è lavorato per aprire corridoi umanitari per chi realmente fugge da teatri di guerra e violenza e molto si è iniziato a mettere in campo per la cooperazione internazionale. Il prossimo passo è permettere a quei Paesi di risollevarsi, perché quei popoli possano avere un futuro anche nella loro terra. Chi invece utilizza parole di odio è il responsabile morale di atti come quello di Macerata: la politica non dovrebbe mai legittimare la violenza, tanto più con motivazioni etnico-sociali”.
Sono stati anni difficili per parecchie aziende anche del Cuneese. La vicenda della Cartiera Burgo è stata tamponata ma non si può certo dire risolta. La vicenda delle multinazionali, come il caso Embraco dimostra, pone altre questioni ancor più complesse. Come possono essere fronteggiate a suo giudizio?
“In molti casi aziendali serve che la classe imprenditoriale del Paese torni ad investire non solo sul territorio, ma soprattutto sul proprio capitale umano, raccogliendo le sfide del futuro, laddove, come nel caso della Burgo, le potenzialità potrebbero non mancare. Ecco perchè serve avere un Governo stabile e serve che vi siano buone e competenti relazioni tra livelli istituzionali, industriali, sindacali. Il percorso che siamo riusciti a far partire alla Burgo intanto ha evitato il peggio ed ora vi è il tempo per ragionare di progetti di conversione. Al contrario è grave il comportamento dell’Embraco, perché senza cassa integrazione il governo ha soltanto un mese per trovare un’alternativa per quei 500 lavoratori. In questa situazione però ho molto apprezzato il ministro Calenda, molto duro con l’azienda, che ha portato la questione in Europa: il rispetto delle regole da parte dei Paesi dell’Est, sul lavoro come sull’immigrazione, è stato uno dei temi che i governi Pd hanno portato a Bruxelles in questi anni. Noi progressisti vogliamo ragionare oggi di nuovi diritti del lavoratore guardando ad un quadro europeo, non tornando indietro ad un tempo che piaccia o no non esiste più”.
Il nodo lavoro resta uno dei principali da sciogliere, in particolare per ciò che concerne la disoccupazione giovanile. Che cosa propone?
“Le novità introdotte nell’ultima legge di bilancio, con gli incentivi all’assunzione di under 35 e di chi svolge alternanza scuola/lavoro (importante novità di questa legislatura), oppure per chi attualmente svolge dei tirocini, abbatteranno consistentemente la disoccupazione giovanile, già scesa di 10 punti dal 42 al 32% grazie alle politiche dei governi Renzi e Gentiloni. La nostra sfida ora non è solo più lavoro, ma maggior qualità del lavoro: per questo vogliamo stimolare i contratti stabili continuando ad abbassarne il costo, riducendo il cuneo fiscale di 4 punti, dal 33 al 29%, e creando un disincentivo a prorogare i tempi determinati senza renderli mai indeterminati. Sono misure concrete e realizzabili per abbattere il precariato e migliorare la condizione di tutti. Aggiungo poi che serve lavorare per la parità salariale tra uomo e donna: oggi non è così in Italia, le donne a parità di mansione guadagnano sempre meno di un uomo. Su questo fronte trovate una proposta innovativa nel nostro programma perchè non è più ammissibile che nel 2018 vi siano ancora queste ingiustizie”.
La Lega ha fatto dell’abolizione della legga Fornero uno dei suoi cavalli di battaglia. Berlusconi promette di portare a mille euro le pensioni minime. Che dice il Pd su questo argomento?
“Il Pd ha già iniziato a correggere la legge Fornero, ma dobbiamo pensare anche alle pensioni dei più giovani. C’è chi invece in campagna elettorale continua a fare promesse roboanti impossibili da mantenere dopo le elezioni: ogni tanto sarebbe bene ricordare a Salvini e Berlusconi che la Fornero è figlia del baratro lasciato dal loro governo. Sui temi previdenziali, molto costosi anche a causa di un passato di negligenza, il Pd in questi anni ha lavorato molto: 8 salvaguardie per correggere la riforma Fornero, consentendo ad oltre 90.000 persone considerate esodati”di andare in pensione; il blocco l’età pensionabile per 15 categorie usuranti; l’istituzione dell’Ape per queste e per i lavoratori precoci, ovvero il meccanismo di anticipo pensionistico; una commissione per aggiornare l’elenco dei lavori usuranti che, se il Paese continuerà a crescere, potrà tutelare altre tipologie di lavoro, magari rivedendo l’automatismo dell’aumento dell’aspettativa di vita voluto da Tremonti. Voglio inoltre ricordare che per la nostra provincia siamo riusciti con l’ultima legge di bilancio a far accedere alla pensione i lavoratori della Rotoalba, truffati dal loro datore di lavoro ma già in età avanzata per trovare nuova occupazione. Lo abbiamo fatto senza promesse mirabolanti, ma prendendoci delle responsabilità. Cerchiamo di risolvere i problemi senza illudere le persone e senza fomentare odio e maleducazione nel Paese. Abbiamo poi lavorato per ricongiungere i contributi fra gestioni previdenziali diverse in modo non oneroso; introdotto nuovi strumenti come l’Ape volontaria per accedere prima alla pensione. Insomma, abbiamo corretto le distorsioni maggiori della legge Fornero, consapevoli che rimangono ancora situazioni da sanare che vanno valutate con profonda attenzione per non gravare sui più giovani”.
A proposito di grandi infrastrutture resta incerto il destino del Tenda bis…
“Credo che il Presidente della Provincia di Cuneo debba convocare al più presto un tavolo istituzionale per affrontare il nodo del colle di Tenda, al quale siedano i sindaci dei comuni sia italiani che francesi e tutti i tecnici responsabile della gestione stradale. ANAS deve assolutamente dare delle certezze sui lavori del traforo, mentre è inaccettabile che il lato francese prosegua nel prendere decisioni unilaterali. Bene che si sia chiarita in questi giorni la competenza sull’emergenza neve, ma lo stop al transito dei mezzi pesanti in Valle Roya rappresenta un danno per le nostre imprese. Bisogna tornare a ragionare almeno di fasce orarie, il minimo indispensabile affinchè i nostri autotrasportatori non siano costretti a percorsi infinitamente più lunghi, generando costi non solo economici ma soprattutto ambientali. I cugini d’oltralpe devono collaborare in maniera diversa sui valichi internazionali, su questo come su quello del colle della Maddalena che rappresentano un patrimonio per tutti i cittadini dei versanti alpini. Deve essere la provincia di Cuneo a farsi avanti per prima in questo percorso: a quel tavolo ci saremo per sostenere le richieste della Granda e portarle a tutti i livelli istituzionali, come abbiamo fatto su tutte le infrastrutture del territorio”.





