Come sempre succede in politica, i segreti durano poco. A maggior ragione se – come sta succedendo in queste settimane – il segreto dovevano mantenerlo coloro che il 4 marzo sono stati penalizzati dalle urne.
Nel Pd e nel centrosinistra piemontese, accanto alla riflessione post voto, sono partite le prime manovre già proiettate al 2019, quando ci sarà il rinnovo della Regione e le elezioni amministrative in vari centri piemontesi.
Il segretario regionale del Pd Davide Gariglio si è dimesso e al suo posto si instaurerà (non è dato al momento sapere quanto provvisoriamente) un direttorio di cui fanno parte i segretari provinciali e i alcuni referenti istituzionali del partito.
A Torino il Partito Democratico, già provato dalla sconfitta di Piero Fassino alle comunali, è di nuovo sotto shock per l’ennesima batosta elettorale.
Se dovesse arrivarne una terza sarebbe la fine. Tuttavia, i vari capicorrente sembrano continuare ad essere interessati più ai loro destini personali che non a quello del partito e del centrosinistra.
Tutti premono su Sergio Chiamparino affinchè dia la disponibilità ad un ulteriore mandato in Regione. Lui nicchia e, a seconda che si trovi a Torino o nelle province, suggerisce diverse indicazioni per la sua successione, per quanto informalmente.
Nei giorni scorsi, indiscrezioni di stampa, hanno riferito di Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria e della Compagnia San Paolo, board che Chiamparino ben conosce per averlo presieduto prima di approdare a Palazzo Lascaris.
Una candidatura il cui profilo fa però storcere il naso ad una parte del Pd e ancor più alla sinistra di LeU se mai questa dovesse tornare all’ovile o dar vita comunque ad un’alleanza elettorale.
Lo stesso Chiamparino, in tempi non sospetti, cioè prima degli esiti elettorali, aveva individuato in Federico Borgna, sindaco di Cuneo, l’uomo cui passare il testimone.
L’indiscrezione è stata rilanciata nei giorni scorsi da autorevoli esponenti del Pd, compresa l’europarlamentare Mercedes Bresso, che, prima di approdare a Bruxelles, aveva ricoperto analogo ruolo di Chiamparino.
L’ipotesi non appare affatto campata in aria per almeno due ordini di ragioni.
La prima è che Chiamparino non solo non si si fida più del Pd torinese, balcanizzato com’è in estenuanti lotte fratricide; anzi, quasi lo detesta considerato che i maggiorenti non perdono occasione per mettergli i bastoni tra le ruote.
La seconda è che Borgna è l’unico sindaco del centrosinistra eletto al primo turno in un capoluogo di provincia piemontese.
Il governatore del Piemonte la proposta l’aveva già adombrata quando si era parlato del sindaco di Cuneo come possibile candidato alle politiche del 4 marzo.
Col senno di poi si può dire che Borgna abbia fatto bene a declinare l’offerta, visto l’esito del voto nella Granda e considerato che una sua candidatura in quel contesto gli avrebbe procurato l’inimicizia dei parlamentari uscenti, che avrebbero dovuto cedergli il passo obtorto collo.
Se i boatos troveranno conferma, la prossima sfida regionale potrebbe dunque trasformarsi in una partita tutta cuneese. Meglio, in un derby tra Cuneo e Alba: Federico Borgna da una parte per il centrosinistra, Alberto Cirio dall’altra per il centrodestra.
Entrambi dovranno fare i conti col terzo incomodo: il candidato del Movimento 5 Stelle che, a questo punto, difficilmente sarà però un cuneese.
E’ bene comunque puntualizzare che ciò che vale oggi, per fondato che possa apparire, tra un mese potrebbe essere superato dagli eventi o da alleanze inedite oggi impensabili.




