Il dibattito tra sostenitori e detrattori della manovra economica da oggi all’esame del Senato – dopo una concitata approvazione nei giorni scorsi alla Camera – annovera sul fronte dei primi gli enti impegnati nella promozione e sviluppo del tartufo e delle attività connesse al pregiato fungo ipogeo.
Nel testo uscito da Montecitorio, il provvedimento varato dall’esecutivo M5S-Lega contiene infatti un emendamento avanzato da Giorgio Maria Bergesio che prevede quelle che lo stesso senatore di Cervere descrive come "importanti novità per il settore della raccolta di prodotti non legnosi del bosco o selvatici - tartufi, funghi, erbe officinali, piccoli frutti, bacche".
Le misure riguardano soprattutto l’aumento della franchigia Iva e Irpef da 5mila a 7mila euro a fronte di un pagamento di un sostituto d’imposta pari a 100 euro all’anno per i raccoglitori occasionali (si stima che in Italia siano circa 19mila) che commercializzano i prodotti selvatici.
Alla base del mutato regime fiscale c’è l’intenzione di "mettere in evidenza il diffuso mercato informale presente in Italia e facilitare le produzioni selvatiche nazionali, che potranno avere i documenti necessari, ovvero la tracciabilità, per dimostrare l’origine dei prodotti", cosicché "le materie prime nazionali saranno più competitive nei confronti di prodotti esteri di cui, quasi sempre, non si conosce il luogo di raccolta".
Ma non solo: la misura prevede poi la riduzione dal 10% al 5% dell’aliquota Iva per la cessione di prodotto fresco, e dal 22% al 10% per tutti i prodotti a base di tartufo, al fine di allineare le aliquote nazionali con quelle dei principali competitori nazionali, come Francia e Spagna.
"La modifica dell’impianto fiscale della raccolta di prodotti selvatici consentirà - promette ancora Bergesio – di far recuperare quote di mercato europeo all’Italia, che in un decennio è passata da 92% al 40%".
Soddisfatto il presidente del Centro Studi Tartufo di Alba, Antonio Degiacomi: "Parliamo di un provvedimento sul quale si lavorava da tempo, sin dai tavoli di settore istituiti durante la scorsa legislatura. L’imposizione forfettaria, e non sommabile ad altri redditi, favorisce l’emersione e la tracciabilità in un settore che spesso è stato caratterizzato da transazioni informali tra i cercatori e l’acquirente. Questa soluzione dovrebbe quindi superare quelle tensioni che si erano create tra cercatori e commercianti dopo che una legge in vigore dal 1° gennaio 2017 aveva ridotto l’Iva, ma introdotto l’obbligo di ricevuta fiscale, obbligo che rimane, con il nome del cercatore".
Intanto la nuova legislatura ha visto anche la ripresa del cammino di una più generale normativa sul comparto: "Ovviamente seguiamo con attenzione questo iter, vedremo con quali sviluppi andrà avanti", conclude Degiacomi.






