Attualità - 28 dicembre 2018, 19:15

Criticità strutturali delle carceri, parla il Garante dei detenuti di Alba

Anche Alessandro Prandi interviene nel dibattito relativo agli istituti penitenziari del Piemonte

Il Garante comunale dei detenuti di Alba, Alessandro Prandi

Il Garante comunale dei detenuti di Alba, Alessandro Prandi

Un nuovo tassello si aggiunge, ad Alba, al mosaico delle dichiarazioni relative alla situazione delle carceri regionali, interessate da carenze di spazi e sovraffollamento: dopo quanto affermato ieri dal Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano nel corso della conferenza stampa di presentazione del Dossier - che sarà inviato all’attenzione del capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini - sulle principali criticità strutturali degli istituti penitenziari del Piemonte (leggi qui l'articolo), ecco l'articolato intervento di Alessandro Prandi, Garante comunale dei detenuti di Alba.

“Mi sento un po’ in imbarazzo a essere nuovamente qui, come ogni anno, a parlare della situazione della Casa di Reclusione di Alba”. Ha iniziato così il suo intervento il Garante albese. Com’è noto la casa di Reclusione Giuseppe Montalto è stata chiusa esattamente tre anni fa - tra fine dicembre 2015 e inizio gennaio 2016 - in seguito a un’epidemia di legionella, l’ultima di una lunga serie, che portò in ospedale quattro persone detenute. Seguì lo sfollamento verso altri istituti del Piemonte e l’applicazione del personale in altre carceri; dopo un anno e mezzo, a giugno del 2016, si arrivò alla riapertura di una sezione adatta ad ospitare 35 persone. “Da lì in avanti - ha continuato Prandi - le informazioni si sono susseguite in modo intermittente e contradditorio sui tempi dei lavori di ristrutturazione, sulle risorse a disposizione e sulla modalità di realizzazione. Il 2017 a dire il vero si era chiuso con un filo di speranza e di fiducia (ambedue mal riposte): un cronoprogramma annunciato dal Ministro della giustizia Orlando, già allora evidentemente irrealistico, prevedeva l’ingresso dei detenuti tra il 2018 e metà 2019. Inoltre le risorse messe a disposizione passavano da 2 milioni ai 4 milioni e mezzo di euro”.

Nell’anno che sta per concludersi tutto sembra tornato opaco e indeterminato. “Nel settembre scorso - informa Prandi - il progetto è stato ultimato e inviato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria al Provveditorato Opere Pubbliche competente per il Piemonte, per le verifiche di propria competenza, che però lo immediatamente respinto per vizi formali in quanto mancavano le firme in originale… da lì in poi il buio”.

“Inoltre, pare di capire - fa notare Prandi - che il Piano di Edilizia Penitenziaria 2018-2020 sia stato sospeso, tanto è vero che da un paio di mesi non è più consultabile sul sito del Ministero della Giustizia. E’ probabile, ma siamo nel campo delle ipotesi, che si attendano i risultati, previsti per la metà di febbraio, della valutazione del ‘…programma dei lavori di Edilizia penitenziaria da eseguire nonché l'ordine di priorità degli stessi’, così come previsto dall’art. 7 del Decreto Legge del 14 dicembre 2018, n. 135 in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione”.

L’attuale carenza di spazi mina sul nascere le attività cosiddette socializzanti rivolte ai detenuti che hanno come obiettivo quello di abbattere la recidiva. Senza contare che il numero delle persone detenute, oscillante tra le 45 e le 50, fa di Alba il carcere più sovraffollato del Piemonte. Una situazione che preoccupa molto anche l’Amministrazione comunale, come ha avuto modo di riferire il Sindaco Maurizio Marello lo scorso 17 novembre al Ministro alla Giustizia, Alfonso Bonafede, in visita ad Alba.

“Per questo all’inizio parlavo di imbarazzo - conclude Prandi -. Imbarazzo dovuto dal fatto che noi Garanti dovremmo occuparci non tanto e non solo dei muri, ma delle persone che dentro questi muri sono contenute. Dovremmo parlarvi delle fragilità che ogni giorno incrociamo. Dei tentati suicidi, delle persone affette da malattie croniche e invalidanti che in barba ad ogni parere medico stanno in prigione, di persone straniere che non parlano italiano per cui non si prevedono mediatori culturali, di persone in chiara difficoltà psichiatrica - pericolosi per se stessi e per gli altri - a cui non si presta la dovuta attenzione. Parlo di episodi realmente successi ad Alba in questi mesi, un carcere che peraltro viene considerato tranquillo. E il tutto avviene in una disattenzione totale da parte di quasi tutte le forze politiche, delle istituzioni carcerarie - tanto quelle attuali quanto le precedenti - che proseguono imperterrite nell’emanazione di proclami, circolari e regolamenti e di un apparato burocratico che si rivela sempre più inconcludente, fanfarone e parolaio”.

P.R.

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