Il Comune di Cardè continua a ribadire il suo pieno dissenso nei confronti del “nuovo modello organizzativo del servizio idrico integrato della provincia di Cuneo”.
E lo fa con una delibera adottata durante l’ultimo Consiglio comunale, che ha ottenuto i voti favorevoli di tutta la maggioranza (assenti Carla Camusso e Danilo Frossasco) e di due terzi dell’opposizione (astenuta soltanto Carla Barberis).
Il punto è stato illustrato dal vicesindaco Matteo Morena.
“Esprimiamo – spiega – anche contrarietà rispetto all’elaborata bozza di statuto della costituente società consortile d'ambito.
Non vogliamo andar creare ulteriori polemiche su di una partita così vitale per il futuro della nostra Provincia, ma non possiamo allo stesso tempo andar a recepire la bozza di statuto della nuova società consortile d’ambito.
La nostra mancata manifestazione di contrarietà infatti, darebbe luogo ad una sostanziale adesione del Comune a tali atti, che rischierebbe di rendere improcedibili le proprie impugnazioni pendenti avanti al Tribunale per la sopravvenuta carenza d'interesse.
Il Comune di Cardè infatti è tra i numerosi comuni ricorrenti della Provincia di Cuneo, e gli atti del nuovo modello di gestione ‘in house’ sono stati impugnati dal Comune nei mesi scorsi avanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche”.
L’Ente di Governo dell’ATO numero 4 Cuneese aveva trasmesso al Comune una bozza dello statuto della costituenda società consortile d’ambito, andando ad attuare il nuovo modello organizzativo scelto per la gestione “in house” del servizio idrico integrato nell’Ato.
“Tale bozza – si legge nella delibera approvata dal Consiglio - non può essere in alcun modo condivisa, né sotto il profilo procedurale (la sua elaborazione è avvenuta senza il coinvolgimento delle realtà territoriali), né sotto il profilo della composizione societaria (la prospettata partecipazione dell'Ente di Governo dell’Ato alla costituenda società consortile d'ambito risulta illegittima in quanto la detenzione di partecipazioni nella società di gestione del servizio idrico integrato non è compresa tra le funzioni degli enti di governo degli ambiti)”.
Su questo aspetto, secondo il Consiglio comunale di Cardè, si prospetterebbe “un’aperta violazione del principio della separazione tra le funzioni di organizzazione e controllo del servizio idrico, che spetta agli enti di governo degli ambiti, e quelle di erogazione del servizio, che spettano ai gestori”.
Il Comune di Cardè si era già pronunciato “contro il nuovo modello organizzativo”, con voto contrario nella seduta dell’Assemblea generale dell'Ente di Governo dell’Ato di marzo. “Senza una manifestazione di contrarietà nei confronti della bozza di statuto ci porremmo in contraddizione con il voto già espresso” aggiunge ancora Morena.
“Qualora – prosegue la delibera - in attuazione di questo modello organizzativo il Comune sia obbligato ad assumere la qualità di socio di una delle future società consorziate nel gestore ‘in house’ del servizio idrico integrato, questo sarebbe fonte di considerevoli oneri finanziari per il Comune”.
Il motivo? “Il gestore ‘in house’ risulterebbe obbligato a corrispondere l'indennizzo all’attuale gestore uscente con conseguente riflesso negativo sui bilanci comunali. In caso invece di affidamento con procedura competitiva ad un operatore economico terzo, anche in veste di socio operativo di una società mista individuato con gara a doppio oggetto, tale onere graverebbe solo sul tale operatore economico terzo”.
In capo al Comune vi sarebbe, altresì, l’obbligo di dare attuazione alla normativa che “impone agli enti locali soci di società in house affidatarie di servizi pubblici a rete” di “procedere, ‘contestualmente all’affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all’impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonché a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario’”.





