Il futuro della casa di riposo all’esame del Consiglio comunale tenutosi lunedì sera, 25 febbraio, a Sommariva del Bosco.
Il dibattito si collega alla decisione assunta tempo addietro dal Collegio commissariale dello storico ricovero, che aveva espresso l’intenzione di trasformarsi in fondazione di diritto privato, così come consentito dalla legge regionale 12/2017 in materia di riordino delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, le cosiddette Ipab.
L’art. 4 di tale legge stabilisce infatti che le Ipab pubbliche del tipo di quella di Sommariva del Bosco, avendo il valore medio della produzione degli ultimi tre anni compreso tra 1.5 e 2 milioni di euro (quella sommarivese è una struttura da circa 70 posti letto), possono scegliere o meno di trasformarsi in associazioni o fondazioni di diritto privato, al fine di snellire l’attività giuridico economica e amministrativa specie nelle materie di appalto e acquisti.
Il Comune aveva in un primo momento espresso informalmente un parere favorevole a tale trasformazione, mantenendo però nella clausola che in caso di scioglimento dell’Ipab i beni passerebbero tutti al Comune di Sommariva del Bosco, e che quindi in nessun caso sarebbero stati sottratti ai cittadini sommarivesi.
Per operare tale trasformazione, la legge regionale impone che i membri del consiglio di amministrazione della nuova fondazione privata non siano, così come avviene ora, tutti nominati dal Comune, ma in parte anche da associazioni private. Il Comune, come disposto dalla nuova legge regionale, quale ente pubblico, potrebbe solo nominarne solo due su cinque. Il Comune ha pertanto trasmesso all’Ipab alcune modifiche al testo dello statuto della nuova fondazione.
La proposta del Municipio, accolta dal collegio commissariale dell’Ipab (presieduto attualmente dal dottor Bernardino Borri), veniva pertanto trasmessa alla Regione, la quale riteneva non accoglibile le proposte concordate tra Comune e Ipab e in particolare la norma che prevedeva la possibilità di costituire ipoteca a favore del Comune sulla colonia di Entracque e, cosa più importante, rigettava la norma che stabiliva il passaggio in primis dei beni al Comune.
Alla luce dei rilievi promossi dalla Regione, ente di ultima istanza e che autonomamente dovrà decidere se accettare o meno la privatizzazione, l’Amministrazione comunale ha avviato una serie di riunioni, sia col collegio commissariale, sia con la Regione, per esprimere le proprie perplessità in merito alle norme che impongono, contestualmente alla privatizzazione, l’impossibilità di trasferire i beni in caso di futuro scioglimento al Comune.
Nel frattempo è intervenuto il legislatore nazionale che ha approvato la legge detta “del terzo settore”, legge che all’art. 9 prevede che tutte le fondazioni di diritto privato non potranno più trasferire il proprio patrimonio ai Comuni, ma ad “altri enti del Terzo settore secondo le disposizioni statutarie o dell'organo sociale competente o, in mancanza, alla Fondazione Italia Sociale”.
Alla luce di tale nuovo quadro legislativo emerge che l’Ipab, avendo un valore medio della produzione superiore ai 1.500.000 di euro non ha alcun obbligo di trasformarsi in fondazione di diritto privato e può tranquillamente restare pubblica, garantendosi così la possibilità di avere contributi pubblici (ricordiamo che solo negli ultimi anni dal 1999 al 2018 l’Ipab ha ricevuto dal Comune contributi per più di 550.000 euro) e mantenendo, in caso di scioglimento, tutto il patrimonio dell’ente nella disponibilità dei cittadini sommarivesi). Se l’Ipab si trasformasse in fondazione il Comune non avrebbe più alcun controllo sull’ente e nessun diritto di ereditare i beni della nuova fondazione, beni che andrebbero, in ultima istanza, alla fondazione Italia Sociale di Roma.
In relazione a quanto sopra il Consiglio Comunale ha deliberato di invitare pertanto caldamente il collegio commissariale dell’Ipab a non dare applicazione alla scelta (nominato dallo stesso Consiglio, il consesso è però autonomo nella proprie scelte), facoltativa, di trasformarsi in fondazione di diritto privato, al fine di tutelare la proprietà pubblica dei beni dell’ente acquisiti grazie alle contribuzioni pubbliche del Comune (ultima in ordine di tempo, l’accollo delle spese di un mutuo da 300mila per la realizzazione di un salone a servizio degli anziani del paese) e di quelle private erogate da cittadini sommarivesi.
L’ordine del giorno inerente la privatizzazione della casa di riposo ha ricevuto il voto contrario da parte del gruppo “Essere Sommariva".
Il Consiglio ha tuttavia deciso di restare a disposizione per un ulteriore incontro di confronto prima di prendere delle decisioni finali, che come detto spetteranno comunque al collegio commissariale.





